Primarie Usa, si riparte dal Michigan

In attesa del "super martedì", il 5 febbraio, quando si voterà in 22 stati, l'attenzione è ora puntata sulle primarie del Michigan, in programma martedì prossimo, i caucus del Nevada (19 gennaio) e soprattutto le primarie della Carolina del Sud (26 gennaio)

New York - La riscossa di Hillary Clinton e di John McCain ha riaperto completamente i giochi per la corsa alla Casa Bianca al punto che non è scontato che la partita si possa chiudere nel "super-martedi" elettorale del 5 febbraio, quando si voterà in 22 Stati tra i quali California, New York e New Jersey. L’attenzione per adesso è puntata sulle primarie del Michigan di martedì prossimo; sui caucus del Nevada (il 19 gennaio) e soprattutto sulle primarie della Carolina del Sud, il 26 gennaio, che hanno un valore importante perchè sono le prime nella parte meridionale degli Stati Uniti.

In Michigan, la sfida repubblicana assumerà un significato particolare: McCain vi vinse nel 2000, Romney vi è cresciuto quando era figlio dell’allora governatore; il pastore battista Mike Huckabee, potrebbe farvi incursioni grazie al voto dei cristiani evangelici. Nel South Carolina (dove i repubblicani voteranno per le primarie il 19 gennaio; e i Democratici il 26) potrebbe essere un banco di prova per entrambi i fronti.

McCain punterà alla vittoria perchè fu proprio in quello Stato che le sue aspirazioni presidenziali naufragarono otto anni fa. Inoltre nel nel South Carolina vi è un forte blocco di religiosi conservatori che potrebbero appoggiare l’outsider Huckabee. I Democratici voteranno prima il 19 nel Nevada, primo dello Stato dell’Ovest a votare (dove potrebbe cercare un’affermazione Bill Richardson, che è stato governatore del del vicino New Mexico); e poi, il 26, nel South Carolina, dove Obama parte avvantaggiato dal fatto che oltre la metà dei votanti del suo partito sono afro-americani.

John Edwards, ex senatore del vicino North Carolina, arrivato secondo nell’Iowa e terzo nel New Hampshire, tenterà lì una rimonta. Dopodichè, alla vigilia del ’super-martedì rimarrà, oltre alle primarie repubblicane nel Maine, solo la Florida, su cui ha concentrato tutti i suoi sforzi Rudy Giuliani. All’indomani del 5 febbraio, i repubblicani avranno scelto 1.258 delegati e i democratici 2,238, ovvero più della metà di quelli che siederanno nelle convention di Denver (dal 25 al 28 agosto per il partito dell’Asinello) e di Minneapolis (dal 1 al 4 settembre per quello dell’Elefantino), per scegliere i candidati alla ’corsà per la Casa Bianca.