«Il primario? E chi l’ha mai visto...»

«Il professor Austoni? Forse ne ho sentito parlare, ma non so nemmeno che faccia abbia. Qui passa talmente tanta gente…». A parlare è il custode dell’ospedale San Giuseppe, dove Edoardo Austoni è direttore del reparto di Urologia e Andrologia da più di dieci anni. Per lui, quello del primario, è giusto un nome che sa di già sentito, come tanti altri. Eppure, dopo l’agguato all’urologo del 20 novembre scorso e il suo arresto, con l’accusa di concussione, pare difficile credere che non sappia di chi si stia parlando.
Nella mattinata di ieri la clinica privata ha ricevuto l’ispezione delle forze dell’ordine e la comunicazione di Austoni che ha comunicato alla direzione la volonta di autosospendersi dalla sua carica «per consentire un’indagine rapida e serena».
La direzione sanitaria del San Giuseppe si è affrettata a impartire un ordine ben preciso a tutto il personale: nessun contatto con i giornalisti, nessuna indiscrezione. Bocche cucite, insomma. Ma la prima informazione arriva proprio da un’infermiera. «Oggi è sabato, Austoni non c’è. La polizia, però, è venuta comunque a far visita alla divisione Urologica». Perché? Cosa cercavano gli inquirenti? «Secondo lei? Computer, file, ovviamente. Ma di più non so dire».
In direzione non c’è nessuno. Solo una signora di mezza età intenta a fare le pulizie. «Austoni? E chi è? Io è da poco che lavoro qui, chiedete a qualcun altro». L’arresto del primario, figlio di Benedetto Austoni (ex presidente della Croce rossa di Milano), rischia di essere una macchia per un istituto d’eccellenza come il San Giuseppe. E poi la riservatezza in questi casi è d’obbligo. Tanto che il nome del medico arrestato non suscita nessuna reazione: «Austoni? Mai sentito».
Al terzo piano della clinica, settore Azzurro, reparto di Urologia, la vita è quella di tutti i giorni. Non è ancora orario di visita, gli infermieri fanno avanti e indietro come non fosse successo nulla. Qui l’urologo lo conoscono di sicuro. «Non possiamo dire nulla, ordini dall’alto», dicono i presenti sfuggendo alle domande. In bacheca sono affissi avvisi a firma del direttore, Edoardo Austoni. Più in là, oltre alla porta di vetro, c’è lo studio del professore, ora agli arresti domiciliari. È vuoto. C’è da scommettere che rimarrà così per un po’».