«Primavalle, la giustizia non è in prescrizione»

Massimo Malpica

da Roma

La morte dei fratelli Mattei non è un capitolo chiuso. Anzi. Sulla vicenda di Achille Lollo, condannato a 18 anni per il massacro ma sfuggito alla cattura rifugiandosi per anni e anni in Brasile, fino alla recente prescrizione del reato, «è in gioco l’idea stessa di giustizia», afferma da Brasilia il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, prima di incontrare il suo omologo Celso Amorim e il presidente della Repubblica sudamericana, Luis Inacio Lula da Silva.
«Sul rogo di Primavalle - spiega il titolare della Farnesina - i tempi sono andati in prescrizione, ma non l’esigenza morale di garantire la giustizia». E così Fini, nei colloqui con Lula e Amorim, ha parlato di quel tragico attentato del 16 aprile del ’73, chiedendo alle autorità brasiliane di impegnarsi perché «venga fatta luce» sulle responsabilità del rogo in cui persero la vita Stefano e Virgilio Mattei, otto anni il primo, 22 il secondo. Il primo passo concreto che si attende da Brasilia è il via libera alla richiesta di rogatoria inoltrata alla magistratura del Paese sudamericano dai pm romani Franco Ionta e Salvatore Vitello per ascoltare proprio Lollo. L’ex militante di Potere operaio, infatti, in un’intervista al Corriere della Sera di qualche mese fa aveva coinvolto, oltre ai suoi «complici» Manlio Grillo e Marino Clavo, altre tre persone: Paolo Gaeta, Diana Perrone ed Elisabetta Lecco. La procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo sulla strage e ha indagato i tre, ma Lollo si è opposto alla rogatoria. L’ultima parola spetterà all’Alta corte del Brasile, e la forte presa di posizione di Fini, se pure non può contrastare l’impunità che il tempo, con la prescrizione, ha garantito a Lollo, potrebbe almeno permettere a Ionta e Vitello di interrogare l’ex latitante. Se lo augura lo stesso ministro degli Esteri italiano, che in merito si è detto ottimista: «Non vedo perché i giudici brasiliani - ha commentato ieri - dovrebbero negare la collaborazione ai giudici italiani dopo che lo stesso Lollo in un’intervista a un quotidiano ha lanciato pesanti accuse su altri. Farò presente questa esigenza ai miei interlocutori».
Le affermazioni di Fini dal Brasile trovano eco in Italia, dove la richiesta di collaborazione alle autorità brasiliane del titolare della Farnesina viene accolta con favore dalla famiglia Mattei. «Ringrazio Gianfranco Fini, anche se come ministro degli Esteri ha fatto il suo dovere», ha osservato il fratello di Stefano e Virgilio, Giampaolo. Ma, «atto dovuto» o meno, Giampaolo Mattei riconosce che quello di Fini è stato un «gesto encomiabile»: «Ha preso un impegno, e questo mi fa piacere, anche a livello personale. Poi, vediamo che succede. Noi aspettiamo i risultati». Soddisfatto il legale della famiglia Mattei, Francesco Caroleo Grimaldi («Per la prima volta dopo tanti anni un autorevole esponente del governo italiano manifesta un interessamento istituzionale a questa vicenda», ha detto), plaude all’iniziativa anche Domenico Gramazio, della direzionale nazionale di An, che aveva riproposto la questione del rogo di Primavalle presentando un ordine del giorno all’assemblea del partito. «Finalmente lo Stato italiano prende posizione», ha commentato l’esponente di An, secondo il quale le dichiarazioni di Fini sono «un passo decisivo e importante per ridare fiducia nella giustizia alla famiglia Mattei». La madre di Stefano e Virgilio, Anna - ha raccontato Gramazio che le ha parlato al telefono - si è detta «contenta di questa presa di posizione ufficiale del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri».