La primavera è ancora garibaldina

Il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (1807-1882) si è ormai concluso ma, per gli ammiratori di colui che Carducci chiamò «di Nizza il marinaio biondo» è ancora possibile visitare due interessanti rassegne. Prorogata fino al 24 marzo la mostra che gli dedica Genova a Palazzo Ducale, dal taglio più artistico che storico: «Garibaldi. Il mito. Da Lega a Guttuso».
Curata da Fernando Mazzocca e da Anna Villari con la collaborazione di Silvia Regonelli, propone il mito di Garibaldi attraverso 170 opere di artisti di vario livello, alcuni mediocri, altri dignitosi, altri eccellenti. L’arco storico è vasto, dai pittori-soldati del Risorgimento a Renato Guttuso, la cui Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio non regge peraltro il confronto neppure con certi pittori minori. È un’enorme tela di tre metri per cinque, dipinta con disinvoltura da cartellonista, dove, fra l’altro, la bandiera rossa ha poco a che fare con quella di Garibaldi. La versione in mostra fu infatti realizzata su commissione dell’Istituto Palmiro Togliatti delle Frattocchie, la scuola d’indottrinamento dei quadri comunisti.
Ben più significative sono le opere in mostra degli artisti di maggiore talento. Se i pittori e scultori ufficiali non ci danno grandi emozioni, Ippolito Caffi, Filippo Palizzi, Giacinto Gigante, Mosé Bianchi e Silvestro Lega ci hanno lasciato quadri di grande interesse, lontani dall’agiografia garibaldina. Di Ippolito Caffi, giustamente rivalutato da qualche tempo, sono sorprendenti per gioco di ombre e luci la Benedizione di Pio IX al Quirinale di notte e i Festeggiamenti al Quirinale 1848. Di Filippo Palizzi colpisce il segno rapido e la presa in diretta con cui coglie i garibaldini. Di Giacinto Gigante in mostra un acquerello di grandi dimensioni, L’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli, che conferma l’originale talento di questo maestro della Scuola di Posillipo. Mosè Bianchi distilla, ne I fratelli sono al campo. Ricordo di Venezia, i tesori della sua tavolozza ricca di suggestioni della pittura veneta. Silvestro Lega ci dà il meglio della sua arte raffinata non tanto nel Ritratto di Giuseppe Garibaldi, troppo celebrativo, quanto nello splendido Ritratto di Don Giovanni Verità, il sacerdote patriota, dove trova una esemplare sintesi fra semplicità popolare e citazione della nostra tradizione pittorica.
Anche il Novecento ha affrontato il mito di Garibaldi con opere di notevole qualità, dalle sculture di Leonardo Bistolfi al monumento di Arturo Martini, ispirato proprio all’opera di Bistolfi. È il caso anche degli acquerelli, olio e carboncino di Plinio Nomellini, in cui lo stile visionario dell’artista raggiunge risultati sorprendenti.
Di carattere più storico, la mostra aperta a Milano fino al 27 aprile («Giuseppe Garibaldi. Sulle tracce di un mito», Museo del Risorgimento). Ideata e curata dal direttore delle Civiche Raccolte Storiche milanesi con il conservatore Lucia Romaniello, la rassegna illustra il percorso biografico di Garibaldi attraverso dipinti e sculture ma anche oggetti inediti, dalla bandiera nera di Montevideo al poncho a righe indossato in Sudamerica.
LE MOSTRE
«Garibaldi, il mito. Da Lega a Guttuso», Genova, Palazzo Ducale, Piazza Matteotti 9, Info: 010-5574000.
«Giuseppe Garibaldi. Sulle tracce di un mito al Museo del Risorgimento», Milano, Museo del Risorgimento, via Borgonuovo 23. Info: 02.88464180.