Primavera araba, estate islamica e inverno cristiano

Dopo le ennesime persecuzioni, la sinistra italiana smetta di fantasti­care sulle &quot;rivolte arabe per la libertà e la democrazia&quot;. Pisapia   pensi a salvaguardare il di­ritto alla libertà religiosa dei cri­stiani<br />

Sabato scorso ho partecipato a Milano in piazza Fontana a una manifestazione di solidarietà con i cristiani copti dopo l'ennesima strage in Egitto, lo scorso 7 maggio, costata la vita a 15 persone e il ferimento di circa 250. Un centinaio di manifestanti, diversi dei quali naturalizzati italiani, hanno innalzato delle croci, cartelli con la scritta «Basta con la persecuzione dei cristiani copti» e la foto della chiesa copta Vergine Maria in fiamme nel quartiere popolare di Embaba al Cairo. Nello stesso giorno i salafiti, estremisti islamici che predicano l’annientamento fisico o la sottomissione all’islam dei cristiani, si sono resi responsabili dell'attacco ad altre due chiese e una serie di abitazioni cristiane. Per evidenziare la fonte coranica da cui legittimano il loro operato, uno dei manifestanti ha fatto circolare il testo del versetto 14 del capitolo IX (At-Thawba, Il Pentimento): «Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti».
Uno degli slogan ripetuti dai manifestanti a Milano denunciava il tradimento della «rivolta popolare» e la connivenza del regime militare in Egitto con gli estremisti islamici nelle violenze contro i cristiani.

Se vogliamo avere una prova inconfutabile della crescita del radicalismo e del terrorismo islamico sull'altra sponda del Mediterraneo a seguito delle cosiddette «rivolte popolari per la libertà e la democrazia», secondo una interpretazione diffusa ed esaltata in particolar modo della sinistra, è proprio l’acuirsi della persecuzione dei cristiani.
Ciò non accade per caso. È il frutto di un accordo, i cui connotati emergono con sempre maggior evidenza di giorno in giorno, tra l’Occidente, i regimi militari o polizieschi al potere nei Paesi arabi e gli integralisti islamici che fanno riferimento, sul piano ideologico, al movimento dei Fratelli Musulmani e, sul piano politico, alla Turchia di Erdogan. Per Occidente s’intende principalmente l'amministrazione americana di Obama e l’Unione Europea, specificatamente la Francia di Sarkozy e la Gran Bretagna di Cameron, con l’Italia di Berlusconi coinvolta seppur riluttante e la Germania di Merkel che preferisce il basso profilo. Questo accordo costituisce la seconda fase di una strategia avviata nel 2006 da Bush e Blair culminata nella vittoria di Hamas nei Territori palestinesi e con l’ingresso dei Fratelli Musulmani nel Parlamento in Egitto.

L’obiettivo di questa strategia è la sconfitta del terrorismo islamico perpetrato dai jihadisti di Al Qaeda e dai salafiti dediti alla guerriglia urbana, promuovendo gli integralisti islamici che s’ispirano all’ideologia dei Fratelli Musulmani come garanti della stabilità del fronte interno dei Paesi arabi ed islamici. Segnali evidenti del successo di questa seconda fase sono l'uccisione di Bin Laden che s'accompagna alla piena legalizzazione del Partito di Ennahda in Tunisia e dei Fratelli Musulmani in Egitto. Di fatto oggi questi movimenti islamici sono alleati con i regimi al potere, che si sono limitati a cambiare facciata, garantendo la continuità del loro controllo della politica Estera, della Sicurezza e della Difesa, in cambio della gestione degli affari interni, dall'Istruzione alla Magistratura, dagli Affari sociali alla Cultura.

Altro che rivolte popolari per la libertà e la democrazia! Obama e i nostri leader europei sono semplicemente interessati a non avere più tra i piedi i terroristi che si fanno esplodere e, pur di realizzare questo obiettivo, hanno di fatto legittimato il potere degli islamici integralisti. Anche se, al pari dei terroristi taglia-gola, condividono l'aspirazione a islamizzare il mondo intero ma lo fanno in modo più scaltro e subdolo, attraverso il lavaggio di cervello praticato dalle moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, tribunali che sentenziano sulla base della sharia. Se i jihadisti e i salafiti perseguono la sottomissione del mondo intero all'islam uccidendo fisicamente tutti i nemici, i Fratelli Musulmani preferiscono ucciderci dentro, concedendoci la sopravvivenza fisica ma spogliandoci della nostra dignità e della nostra libertà. Ecco perché li definisco terroristi taglia-lingua.

Quanto sia vera questa coalizione tra gli integralisti islamici e i regimi al potere in Medio Oriente lo si coglie nella manifestazione inaugurale del nuovo quartier generale dei Fratelli Musulmani al Cairo sabato scorso. Ospiti della «Guida suprema» Mohammad Badie, c'erano rappresentanti del governo della Turchia e del partito del premier turco Erdogan (Giustizia e Sviluppo), di Hamas e delle varie sigle con cui i Fratelli Musulmani sono presenti in una ventina di stati tra cui Algeria, Giordania, Pakistan, Nigeria e Sudan, unitamente a una delegazione dell'Università islamica di Al Azhar il cui vertice è di nomina governativa e all'ex segretario generale della Lega Araba Amr Moussa, che viene indicato come il probabile vincitore delle prossime elezioni presidenziali.

Prendendo atto di questa realtà dico alla sinistra italiana di smetterla di fantasticare sulle «rivolte arabe per la libertà e la democrazia». E tornando a Milano dico al candidato sindaco della sinistra Pisapia di smetterla di promettere nuove moschee e pensi invece a salvaguardare il diritto alla vita e alla libertà religiosa dei cristiani che, al pari dei loro parenti e correligionari in Egitto, vivono nella paura per le aggressioni fisiche e le minacce che subiscono a Milano per il solo fatto di essere cristiani. Se proprio ne vuole sapere di più non esiti a contattarmi. In cambio di una buona tazza di tè verde.