La primavera delle Borse apripista della ripresa

Il rimbalzo delle Borse, dall’inizio di marzo, è stato rapido ed energico come forse nessuno se lo aspettava. Intanto, dall’economia reale vengono segnali cautamente positivi, e proprio a questi gli investitori finanziari guardano per ispirare le loro mosse. Tutti si chiedono: è già ripresa? Il peggio è passato? E si sta rimettendo in moto - così pare - quel motore straordinario che è la fiducia, l’unico vero farmaco anticrisi.
Piazza Affari dall’inizio dell’anno è ancora «sotto» del 16%: ma dal 9 marzo, il momento dei minimi, il suo colpo di reni è stato il più violento in Europa: più 29,5%, quando Parigi ha guadagnato il 14,6% e Francoforte il 12,75%. Il ritmo è stato impresso dalle banche (Unicredit ha recuperato l’80% rispetto ai minimi) e ha assunto consistenza grazie a vari fattori: i T bond mettono al sicuro gli indici patrimoniali dei gruppi più grandi e assorbono il vantaggio competitivo dei concorrenti stranieri aiutati dai governi. Inoltre, i conti 2008 dei due principali gruppi - Unicredit e Intesa Sanpaolo - chiusi rispettivamente con 4 e 2,5 miliardi di utili, hanno mostrato con chiarezza che mentre tutte le banche del mondo perdevano, quelle italiane guadagnavano. I numeri uno dei due istituti hanno poi dato indicazioni caute ma rassicuranti sull’avvio del 2009. Stesse indicazioni giunte, per esempio, dalla Fiat, il primo gruppo manifatturiero italiano, che registra recuperi nelle vendite e negli ordini, al punto da essere indotta a rivedere i programmi di cassa integrazione a Mirafiori. Una cauta fiducia, a livello «macro», è stata innescata anche da un uomo prudente come il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, che ha parlato di «segni di relativa fine della caduta»: nessun ottimismo, ma «un sano realismo sì».
Positivo è Mario Spreafico, direttore investimenti di Citi: «Il peggio sembra alle spalle. Tutti i provvedimenti adottati tra Europa e Stati Uniti negli ultimi due mesi stanno dando i loro effetti. Si nota, in particolare, un ritorno all’equilibrio nel mondo del credito, con un segnale importante: ha ripreso a muoversi il mercato interbancario», la cui frenata, nei mesi scorsi, aveva provocato serie anomalie. «Inoltre - segnala ancora Spreafico - molti capitali che si erano rifugiati sul mercato dei titoli statali alla ricerca dei rendimenti meno rischiosi, oggi si riaffacciano sul mercato dei corporate bond, mostrando così un atteggiamento di maggior fiducia. Sui bond si registrano emissioni record: e che le aziende riprendano a finanziarsi sul mercato, tramite obbligazioni, è un altro segnale positivo». Aggiunge Carlo Maria Mascheroni, ad di Investitori sgr: «Le quotazioni di Borsa sono rasate al suolo e quindi la possibilità di recuperare c’è. È arduo ricostruire dalle macerie, ma almeno si può mettere nelle valutazioni. Le opportunità sono notevoli».
Ora tutti gli osservatori hanno gli occhi puntati su due eventi. Uno è puntuale, ed è il G20 di giovedì a Londra: da qui dovrebbero venire le linee per nuove regole di comportamento nei mercati finanziari. Se sarà un «codice» condiviso e capace di metter fine ai rischi di eccessi degli anni scorsi, da qui verrà altro propellente per la fiducia. L’altro evento è diluito nel corso di aprile: si tratta dei dati trimestrali delle società statunitensi, il termometro più attendibile per capire se l’economia reale di là dell’Atlantico ha superato il momento peggiore (in Europa gli andamenti in genere arrivano 6 mesi dopo). Un altro termometro importantissimo è il dato sul trasporto aereo delle merci, perchè il 37% dei prodotti ad alto valore aggiunto, nel mondo, preferisce i jet: gennaio ha registrato un crollo del 23%, si aspettano i dati Iata di febbraio per capire se c’è un recupero.
Per domani è in calendario l’indice Pmi di Chicago, che misura la fiducia dei direttori d’acquisto: le attese sono di un lieve miglioramento; mercoledì sarà la volta dell’indice Ism manifatturiero, previsto stabile, mentre la fiducia dei consumatori Usa dovrebbe registrare un lieve incremento. Giorni decisivi poi su un importante fronte nazionale: Sergio Marchionne capirà se i piani di Obama permetteranno di procedere sull’avventura americana. Per la Fiat e per l’Italia sarebbe un’altra grande ventata di ottimismo.