Primavera più fredda ma per gli ambientalisti è sempre allarme caldo

L’Organizzazione meteorologica mondiale smentisce i profeti di sventure per i quali il nostro pianeta sta diventando un deserto

Contrordine compagni, incombe una nuova «emergenza climatica»: la primavera frescolina. Urge lo scialletto. Altro che global warming. E come la mettiamo col «pianeta a rischio siccità»? Nient’altro che un colpo di sole. L’ennesimo. Preso dagli ambientalisti, alias la «holding dello spavento», come l’ha ribattezzata il nostro Giornale. Fino a ieri i profeti di sventura dal cuore verde ci martellavano con la gnagnera che era meglio liberare gli armadi da cappotti e cappelli di lana, tanto avremmo vissuto 365 giorni di estate: oggi, invece, l'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ci dice che è meglio rimettersi la sciarpa, perché la primavera sarà più «rigida» del solito. Insomma, torna il tormentone del «clima impazzito», dei «mari che si riscaldano», dell’«apocalisse atmosferica». Ce ne fosse uno col buonsenso di dire che il riscaldamento e il raffreddamento della Terra sono per lo più fenomeni ciclici e naturali; senza per questo tirare in ballo l’immagine raggelante di una nuova «era glaciale» o lo scenario infernale del «pianeta che brucia». La verità è che i finanziamenti si ottengono solo se si spinge l’acceleratore sulla «fine incombente» del genere umano: una volta per colpa del caldo, una volta per colpa del freddo. Come dire, «sciagure» a giorni alterni. Ora è la volta della «brezza primaverile», destinata a soffiare su tutto e tutti, eccezion fatta per le teste tradizionalmente surriscaldate degli ambientalisti. L'Omm ha annunciato infatti un 2008 con temperature sotto alle medie stagioniali. «Colpa del La Niña, come viene chiamato il raffreddamento delle acque equatoriali nell'oceano Pacifico», ha spiegato il presidente francese Michel Jarraud. Ma La Niña è, per caso, la sorella de El Niño? A svelare il grado di parentela è lo stesso Jarraud: «Causato dal cambio degli alisei che spostano le acque calde in superficie del mare, La Niña è in qualche modo la conseguenza e il contrario del Niño, che invece riscalda i mari e l'atmosfera».
In questi ultimi mesi, il fenomeno ha già scatenato piogge intense e inondazioni in Indonesia, Malesia, Australia e Africa, ondate di gelo nel Nord America e tempeste sull'Atlantico. Ora punta sull'Europa. Gli esperti dell'Omm temono che La Niña durerà fino all'estate, concludendo un ciclo di circa 12 mesi. Gli ultimi indicatori dei satelliti mostrano che il raffreddamento sta mantenendo tutta la sua potenza e le temperature sulla superficie del Pacifico rimangono al di sotto della norma. Il «grande gelo» è alle porte.
Prepariamo lo slittino.