La primavera di Yves-Saint Laurent dai Boulevard ai bikini della Bardot

Valli strappa applausi con il suo stile espressionista

Daniela Fedi

da Parigi

A Parigi è arrivata la primavera anche se sulle Rive della Senna sta già soffiando il tipico vento gonfio di pioggia dell’autunno inoltrato. Tutto merito della sfilata di Yves-Saint Laurent che si è svolta l’altra sera su una chilometrica passerella-prato piena di viole del pensiero. «Volevo riprodurre negli abiti quel sentimento di romantica euforia che invade le donne all’inizio della bella stagione» ha detto infatti Stefano Pilati, applaudito quanto una star dal pubblico in sala tra cui spiccavano Victoria Beckham, Katie Holmes, Clotilde Coureau e Catherine Deneuve. Mancava solo il grande Yves che è stato investito da un’auto proprio mentre si recava al défilé della sua griffe oggi disegnata con molto garbo dal giovane stilista milanese. Pare che Saint Laurent sia stato ricoverato d’urgenza in ospedale, ma si presume che non sia troppo grave perché il suo socio e mentore di sempre, Pierre Bergé, si è trattenuto a lungo per complimentarsi con Pilati.
A prima vista la collezione ci era sembrata una tesi di laurea sull’estetica del marchio, ben riuscita ma non abbastanza moderna per meritare il 110 e lode. Parlare con il designer è stato essenziale per capire meglio l’immagine proposta: un’elegante festa primaverile riservata alle signore capaci di portare nel mondo quell’atmosfera internazionale e sottilmente peccaminosa che si respira sui Boulevard di Parigi. Così il motivo a scacchi bianchi e neri o bianchi e viola che decorava i tailleur dalla gonna corta ma non mini e l’ondeggiante soprabito scampanato prossimamente irrinunciabile per essere alla moda, era un richiamo sia ai classici quadretti Vichy (quelli dei primi bikini di Brigitte Bardot) sia ai grossi quadri della stampa Madras. Invece tutti i gradevoli abitini viola pieni di ruches, la bellissima tuta-smoking e soprattutto l’indimenticabile vestito da sera stampato a pallide ed elusive pensée, rimandavano a quel sapiente cocktail di romanticismo e modernità che ha reso Saint Laurent nel senso di Yves inimitabile anche se imitatissimo.
Strepitose le scarpe dal tacco altissimo eppure portabili tanto che le modelle camminavano con grazia nonostante la difficile passerella a zolle fiorite. E davvero favolosa la versione in coccodrillo bianco della borsa «Downtown» che pare sia già stata prenotata da Victoria Beckham per il suo principesco guardaroba. Costei giovedì pomeriggio si è presentata con Demi Moore nell’atelier di Giambattista Valli per visionare in anteprima i capi della bella collezione ispirata a Peggy Guggenheim che lo stilista ha fatto sfilare ieri mattina al Musée de l’Homme. «Stiamo bruciando le tappe con questo ragazzo: in tre stagioni ha raggiunto i migliori negozi sul mercato internazionale e veste le donne più belle del mondo» ha detto Paolo Gerani, amministratore delegato del gruppo Gilmar di Cattolica che produce la griffe di Valli dopo aver scoperto e lanciato nel firmamento della moda una stella di prima grandezza come Marc Jacobs. Dire che la collezione del designer di origine romana era impeccabile è poco: i modelli realizzati nella stessa tela dei pittori protetti dall’eccentrica collezionista americana erano semplicemente divini. Un po’ presuntuose (ma Giambattista è fatto così e forse l’umiltà non fa rima con creatività) le citazioni artistiche sui capi: da Calder a Burri passando per Pollock. Più convincente in questo senso il richiamo ai cromatismi di Mondrian nelle spettacolari borsette (21 versioni diverse, ognuna con il suo nome) e nelle magnifiche scarpe disegnate da Bruno Frisoni per Roger Vivier, storica firma delle calzature francesi trasformato da Diego Della Valle in un vero marchio del lusso contemporaneo. Infatti il modello-simbolo della maison è la classica decolleté con una grande fibbia davanti creata nel 1968 da Vivier per l’indimenticabile «Collezione Mondrian» di Yves-Saint Laurent. Resa immortale da Catherine Deneuve che l’indossava nel film Belle de jour di Louis Buñuel, quella scarpa è oggi croce e delizia delle donne che amano l’arte e il bello in generale.