Prime crepe tra i sindaci della Val Susa

«Basta con le prepotenze: le nostre valli sono militarizzate dai no Tav, non dalla polizia»

Nostro inviato a Torino
Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana della Bassa Val Susa e capo della rivolta, dice che «l'accordo non è vicino». Nilo Durbiano, sindaco di Venaus, giudica il vertice «interlocutorio». Mauro Carena, numero uno della Comunità montana Alta Val Susa, tiene la bocca cucita. Al di là dei cinque punti indicati ieri a Palazzo Chigi, un risultato il vertice romano l'ha già raggiunto: nel fronte finora compatto degli amministratori locali si profila qualche crepa. Ferrentino assicura: «Noi otto presenti a Roma eravamo tutti d'accordo». Ma Carena parla di «posizioni variegate». E Durbiano aggiunge: «È necessario chiarirsi le idee, ogni scelta va ben ponderata».
A differenza di Regione, Provincia e Comune di Torino, i sindaci non hanno firmato il protocollo del governo e non si sa se e quando lo faranno. «Non avevamo il mandato a sottoscrivere un impegno», dicono in coro. Vogliono seguire il metodo applicato finora, cioè discussione con la base e atteggiamento unitario degli amministratori. Il confronto avverrà oggi stesso. Questa mattina a Sant'Antonino, il comune guidato da Ferrentino, si riuniscono tutti i 45 sindaci della Val Susa: la delegazione che ieri è stata a Roma riferirà i termini della discussione e insieme si cercherà di giungere a una posizione comune. Non sarà un passo facile. Nel pomeriggio, al centro polifunzionale di Bussoleno, è convocato il Comitato istituzionale, cioè un'assemblea pubblica. E lì si vedrà che cosa ne pensano i valligiani. Se resisteranno sulle barricate di un «no Tav» senza se e senza ma, oppure se si apriranno spazi reali di trattativa. «Una giornata di fuoco», profetizza Durbiano.
Ferrentino è drastico: «Il documento di Palazzo Chigi è inaccettabile. Non concede nessuna dignità alla valutazione di una proposta alternativa e non è chiaro il significato della sospensione temporanea dei lavori. Comunque quando ci si incontra è sempre positivo, il governo ha schierato tanti ministri e questo è un importante segnale di attenzione. Ora vediamo che cosa dice la gente. Prima di Natale sarà riconvocato il Tavolo governativo e lì vedremo se sarà possibile trovare una ulteriore mediazione».
Difficile però che da Palazzo Chigi possano giungere altre concessioni. Mercedes Bresso, governatore diessino del Piemonte, ne è consapevole: «La proposta è condivisibile in quanto si rinvia l'inizio dei lavori alla valutazione di impatto ambientale e si rilancia l'osservatorio tecnico insieme al tavolo istituzionale. In questo modo si ricomprende anche la valutazione della variante alternativa, che però giudico peggiore. La Ltf potrà prendere possesso dei terreni senza recintarli e i sindaci garantiscono questa disponibilità. I lavori comunque non potranno cominciare prima di maggio. Non ci sarebbe più il problema di presidiare i cantieri e si tornerebbe alla normalità». Pragmatico Sergio Chiamparino, sindaco di Torino: «La trattativa è stata lunga, ma non c'è stata tensione. I sindaci si sono riservati di approvare il documento; in ogni caso la premessa è il ritorno alla normalità e alla legalità». Anche se sono quasi tutti di sinistra, gli amministratori piemontesi restano sempre distanti.