Prime salite rosa: è Savoldelli la spina di Basso

A Saltara deludono gli scattisti. Il bergamasco è secondo dietro Verbrugghe e guadagna un prezioso abbuono sul favorito Ivan

nostro inviato a Saltara
Volano gli stracci. Anche se alla fine i danni non sono ingenti. La tappa di Saltara, bella e carogna, serve più che altro a chiarire alcune cose niente affatto secondarie. Nell'ordine, queste.
La prima. Basso è il vero signore di questo Giro. Lo è per predestinazione decisa dall'alto, visto il percorso ritagliato sulle sue virtù di cronoman e di fondista alpino. Ma lo è anche per un diritto che si sta conquistando sul campo, chilometro dopo chilometro, ogni giorno sistemando al posto giusto un pezzo del grande puzzle rosa. Nella tappa più nervosa, cioè la meno indicata al suo motore diesel, riesce a non perdere secondi dagli scattisti. Anzi, a guadagnarne. Su Simoni, su Cunego, su Di Luca. Se questi signori non riescono a fargli male sul proprio terreno, la domanda è inevitabile: quando mai riusciranno a recuperare terreno, vogliamo forse dire nei 50 chilometri piallati della crono di Pontedera?
La seconda. Al momento, il nemico numero uno di Basso non è Cunego. Non ancora. Damiano non è certo l'impresentabile mortaccione dell'anno scorso, quando duellava con la mononucleosi, ma in queste prime fasi non ha lo spunto da elettrochoc che due anni fa gli valse molti abbuoni. La voglia è la stessa, il risultato no: arrivando verso Saltara, mette davanti la squadra promettendo il grande finale. Al momento decisivo, però, non solo non riesce a riprendere il fuggitivo Verbrugghe, ma nemmeno riesce a guadagnare qualcosa sulla concorrenza. Da rivedere subito oggi, sulla Maielletta, per capire se è tornato grande almeno sulle lunghe salite.
La terza. Il vero antagonista, oggi come oggi, è Paolo Savoldelli. Ha forza d'animo e visuale serafica da vero leader. Sulla rampa finale, che il suo fisico magnum dovrebbe pagare, va addirittura all'attacco e strappa secondi preziosi. Rispetto alla compagnia dei nanerottoli scattisti, ha un enorme vantaggio: va forte a cronometro, nel match di Pontedera è l'unico a potersela giocare con Basso. Quanto al senso strategico, è il migliore di tutti. Questo il suo parere, davanti a tanta eccitazione per l'epilogo di Saltara: «Rispetto a quello che succederà sulle Alpi, siamo solo alle scaramucce».
La quarta. Di Luca non va ancora messo tra i favoriti del Giro. Prima deve dimostrarlo nei fatti. Storicamente è un bellissimo puledro da classiche. Dopo il buon Giro dell'anno scorso, s'è messo in testa di diventare uomo a tappe. Tra il dire e il fare, però, c'è di mezzo il remare: sulle prime salite, in una tappa ideale per le sue doti, va subito in barca. Se sia solo un incidente di giornata, lo scopriremo già oggi. A casa sua, in terra d'Abruzzo. Dalla faccia che mostra a Saltara, ha un gran bisogno di auguri.
La quinta. Un altro sconfitto di giornata, Simoni, sfoga come al solito la sua rabbia allestendo sul posto un'acida polemica: dice che è inutile andare in fuga, perché poi le moto riportano sotto il gruppo. La raccoglitrice di umori Alessandra De Stefano, squadra Rai, lo ringrazia sguaiatamente per il suo «parlar chiaro», ma umanamente è proibitivo capire il senso di questo parlar chiaro: in fuga c'era un compagno di Simoni (Mori), al quale proprio la squadra ha detto di non tirare. Richiesto dallo studio sul punto, Simoni risponde così: «Non so, le polemiche le facciano gli altri...». Siamo alle solite: per comprendere le piazzate di Simoni servono i sottotitoli.
La sesta. Qualcuno deve trovare il modo di spiegare il più grande mistero di questo Giro: il tifo sfegatato della scuderia Rai per Rebellin. L'augurio è che il corridore veneto, famosissimo per aver fallito il tentativo di diventare argentino, copra almeno di soppresse e cartizze i suddetti ultrà. In caso contrario, siamo di fronte a un preoccupante episodio di delirio collettivo. È dalla prima tappa di questo Giro affollatissimo di grandissimi campioni che loro continuano a parlare di Rebellin e a pronosticare Rebellin. Il più scamiciato di tutti, Cassani. Frase letterale nel finale di Saltara: «Oggi Rebellin se non è primo, è secondo». Difatti. Solo una domanda: quante corse deve ancora perdere Rebellin, perché il fans club non rompa più l'anima?