Primi in cucina negli ultimi ottant’anni

Antonello Mosca

Tagliare il traguardo degli ottanta anni è sempre un evento importante, ma acquista un particolare significato quando si tratta di un'azienda come la Schiffini, un marchio situato al top nel campo delle cucine. Accanto alla notorietà internazionale, la Schiffini mantiene le sue connotazioni di azienda dalle forti radici, profondamente ancorate al suo territorio ligure, ed esprime la forza di una realtà imprenditoriale che, attraverso la coerenza e la lungimiranza si è sempre evoluta. Rigenerandosi in funzione dei momenti storici ed economici, portando alla ribalta le innovazioni tecnologiche e, perché no, anticipando tendenze che sono poi divenute fatto comune in questo particolare settore merceologico. Questi Ottanta anni non vanno quindi considerati solo un motivo di orgoglio aziendale ma rappresentano anche diverse cose, come la continuità e la solidità dell'impresa, il passato e il futuro di una economia non solo locale, un punto di riferimento per l'intero Italian Design. A questo proposito occorre ricordare che l'azienda intuì come il design avrebbe condizionato tutto il mercato futuro, rivolgendosi a Vico Magistretti, un professionista tra i più grandi nel settore dell'arredo. Fu lui a creare il modello «Timo» nel 1966, la prima cucina in cui il materiale plastico era impiegato come elemento estetico e funzionale. Nel 1979 uscì «Dama», prima cucina con intere facciate in vetro, e nel 1985 i grandi spazi aperti sono alla base del progetto «Cina», nel quale la grande protagonista è una cappa di proporzioni importanti, vero e proprio richiamo all'antica tradizione. Anche qui Magistretti stupì per l'impatto delle composizioni e per rottura degli schemi della produzione corrente. Dieci anni dopo dalla matita del Vico esce la «Solaro», prima cucina alla quale viene applicato il sistema «Space System», la cui peculiarità si basa su grandi cassettoni che arrivano fino a più di due metri di lunghezza. Nel 2000 ecco il modello «Cinqueterre», dove l'alluminio è materiale protagonista assoluto dei mobili. Una cavalcata, quella di Magistretti, che ha «fatto» l'immagine, l'eleganza e la notorietà della Schiffini, attraverso un percorso progettuale e produttivo di rara comparazione. Oggi il testimone è passato allo Studio Palomba e a quello Giaroli, impegnati nel portare avanti un discorso puramente minimalista.