«Primi segnali positivi per le imprese»

In aumento gli ordini all’export. Distretti in salute

da Milano

La Cina come fabbrica del mondo? Certo, ma non solo. La Cina del mondo sta diventando anche il forziere. Gli acquisti di titoli di Stato Usa da parte della banca centrale di Pechino hanno un ruolo fondamentale per mantenere in equilibrio dollaro e finanza internazionale. E sono la prima causa di quel paradosso che è la curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani, per cui all’amministrazione Usa costa in pratica lo stesso finanziarsi a un mese piuttosto che a 20 anni: comprando a lungo termine i cinesi contribuiscono al rialzo dei prezzi delle scadenze più lontane, con conseguente ribasso dei rendimenti.
L’undicesimo rapporto sull’economia globale e l’Italia (promosso da Lazard e dal centro Luigi Einaudi, curato da Mario Deaglio, docente all’Università di Torino) esordisce delineando il quadro internazionale in cui la Penisola si muove, per poi esaminare il dettaglio del sistema Italia. Con qualche buona notizia. «Nell’ultimo anno, anno e mezzo», ha detto Deaglio nella presentazione, «ci sono segnali positivi». Certo l’Italia, da qualche tempo non è più nella serie A dell’economia globalizzata. «Ma almeno è più lontana un’ulteriore retrocessione in una serie ancora inferiore». Tra gli indizi di risveglio un aumento dei processi di delocalizzazione «aggressiva», quella in grado di far aumentare i posti di lavoro anche nella Penisola, un forte aumento degli ordini all’export e una imprevedibile capacità di adattamento dei distretti industriali. Dunque? Qualche mese non basta però per risolvere i problemi. Ora serve tra l’altro il supporto alle imprese del mercato finanziario, l’eliminazione dei nodi infrastrutturali, un orientamento del sistema fiscale non penalizzante («per esempio con una riduzione del cuneo che premi le aziende che fanno più ricerca o investono di più».