Primo cantante country islamico è già una star

Kareem Salama è nato nell’Oklahoma da genitori egiziani: prega Allah e non beve, ma ama Johnny Cash. Mischia
Maometto e musica folk Usa

Non c’è niente di più americano della musica country. L’associazione di idee è immediata: grandi cappelli a tese larghe da cowboy, tripudio di chitarre, stivaloni, voci roche e strascicate, birra e whiskey, armoniche, grandi spazi aperti o bar fumosi. Johnny Cash, George Jones, Kenny Roger, le Dixie Chicks in gonnellona che cantano di amori quotidiani, tradimenti, di pistole, soldati al fronte, di alcol, ma anche di patria, famiglia, dell’America profonda con l’accento forte del Sud degli Stati Uniti. Quello che ha anche Kareem Salama mentre al telefono da Houston, Texas, racconta cosa significa essere il primo cantante country musulmano della storia americana.

Nella lista dei musicisti del genere, un nome come il suo stupisce. Stupisce anche la foto di copertina del suo secondo album, «This Life of Mine»: un ragazzo dai capelli corvini, dai marcati tratti mediorientali, il pizzo che piace portare ai giovani nei Paesi arabi, indossa un cappello da cowboy nero. Sullo sfondo, la prateria. «I’m an okie», dice Kareem, «un nativo dell’Oklahoma», profondo Sud degli Stati Uniti. Il cantante trentenne è nato a Ponca City, un cittadina rurale di 25mila abitanti, da genitori emigrati negli anni Sessanta dall’Egitto. Musulmani praticanti. Lui stesso si definisce credente: prega, non beve. E suona il country. Salama è la prova che anche il genere americano per eccellenza può diventare uno dei simboli del melting pot americano. Con papà e mamma, che ha sempre coperto il capo con l’hijab, il velo islamico, Kareem andava spesso al rodeo, a tutti i festival di musica locali. «Il country è nato in Oklahoma - spiega - dove sono cresciuto. Parlo con l’accento degli abitanti dell’Oklahoma. Arrivare su un palco è stato per me un processo naturale. Qui il country lo ascolti a ogni festa, a ogni distributore. Tutti hanno una certa propensione per il genere». Nulla di strano, quindi. Eppure, l’interesse di televisioni, radio e giornali americani al giovane dimostrano invece che il suo ingresso sulla scena musicale più tradizionale d’America è stato da molti giudicato bizzarro. Non vedono dove canzoni annaffiate spesso di whiskey, amori e tradimenti e non soltanto di valori familiari, possano sposarsi con i precetti islamici. Ma il ragazzo, musulmano pio e tradizionalista, insiste: «Per me il country è una scelta naturale». Una volta, in televisione, in una delle tante interviste che i mass media americani gli hanno fatto quando la sua storia ha iniziato a circolare, Kareem ha detto che il country ha un qualcosa di reverenziale ed è per questo che si sposa bene con la sua fede islamica. «È un genere molto vecchio: la musica, la sua struttura sono tradizionali, è folklore. Poi, affonda le sue radici nei valori giudeo-cristiani. La musica country più antica racconta l’amore per Gesù Cristo e ancora oggi, se ascolti i testi di molti artisti, puoi rendertene conto».

Il giovane artista, che si esibisce in piccoli locali e festival regionali, che ha anche suonato in Europa, a Londra davanti a migliaia di spettatori e ha attratto un nuovo pubblico, quello islamico, alla scena country più tradizionale, è diventato così una curiosità. «L’interesse iniziale era basato sul mio essere musulmano ed è stato un bene perché mi ha dato modo di far conoscere la mia musica ma anche di mostrare alle persone che esiste un’immagine differente di islamico». C’è poca politica nei suoi testi, nella sua musica, un country soft, come l’hanno definito alcuni specialisti del genere. Ma qualcosa delle origini islamiche e mediorientali di Kareem entra senza dubbio nelle sue canzoni: riferimenti coranici, alla poesia araba antica. Anche se il giovane cowboy musulmano non saprebbe dire con esattezza dove le sue radici iniziano a contagiare la sua musica. «Sono musulmano cresciuto negli Stati Uniti. So che da qualche parte questo ha un effetto sulle mie canzoni, ma non saprei dire dove».