Il primo confronto

Berlusconi il trascinatore che parla al cuore della gente. Veltroni il predicatore che vuole rassicurare

Berlusconi parla al cuore della gente per poi farla riflettere. Veltroni vuole subito far riflettere la gente per poi arrivare al suo cuore. Questa è la prima differenza che si percepisce immediatamente ascoltando i due leader. Due capi che conoscono benissimo il potere di seduzione della parola, e che sono anche perfettamente consapevoli di quale sia, per loro, il modo migliore di usarla.
La forza fisicadel Cavaliere
Berlusconi sceglie un teatro milanese per incominciare la sua campagna elettorale. Si trova in piazza San Babila dove, in modo del tutto inatteso, aveva lanciato il suo nuovo partito. Quella stessa forza fisica dirompente con cui aveva arringato la folla sul predellino dell’auto, Berlusconi la porta in teatro, per esaltare il Popolo della libertà, facendo appello ai sentimenti più semplici, più sentiti, più condivisibili: la mamma, anzi le due mamme (anche quella di Gianfranco Fini) che plaudono e, si sottintende, benedicono dall’alto dei cieli il nuovo partito: un grande partito, «grande» ripetuto quattro volte, come è grande l’amore filiale per la propria madre.
Il cuore del Popolo della libertà è subito colpito a fondo, ora è pronto per il viaggio politico a cui lentamente, inesorabilmente Berlusconi fa partecipare il suo uditorio. Il tono è quello del comizio che incendia la folla, pur intercalando il discorso appassionato con lucide, efficaci valutazioni sul governo Prodi, in cui la sottolineatura degli errori diventa la premessa per una nuova invettiva che surriscalda la platea.
Il messaggio esplosivo
Se si potesse rappresentare idealmente su un grafico il modo di parlare di Berlusconi, il suo tono di voce traccerebbe curve che salgono e che scendono: salgono con l’esplosione del messaggio, scendono nella pausa riflessiva; la potenza e poi la quiete. Come un respiro che si espande e si ritrae, coinvolgendo e contagiando l’uditorio che, alla fine, sembra quasi respirare con lo stesso ritmo del proprio leader. Un classico esempio di psicodramma che riesce soltanto ai grandi attori del teatro di prosa.
La prosa pacata di Veltroni
Veltroni si costruisce invece il proprio teatro. Spello, in Umbria, viene preferito dai suoi collaboratori per iniziare la campagna elettorale. Calma e bellezza sono le caratteristiche essenziali delle immagini del paese della campagna umbra che vediamo scorrere dietro al leader. La scelta del luogo corrisponde alla scelta del linguaggio e delle parole fondamentali. Basta insulti, rispettiamoci e vogliamoci bene: il mondo è bello, la vita può essere bella.
Il tono è calmo, quasi dimesso. Un passaggio è esemplare: Veltroni chiede di non aver paura. «Non abbiate paura», dice, e subito ci viene in mente il messaggio potente e grandioso di Papa Wojtyla ai suoi concittadini: e fu l’inizio della fine dell’impero sovietico.
Ma Veltroni non usa il tono infuocato, che fu del Pontefice: la sua voce rimane pacata, ma collega la parola «paura» a «nuovo», costruendo un’espressione di grande effetto, che, poi, è il leit motiv di tutto il suo discorso. Non avere paura ma lavorare per il nuovo; pensare il presente come apertura al futuro; il passato è storia che si oltrepassa con il coraggio di guardare verso l’avanti.
Sembra un predicatore, Walter, ma un predicatore che arriva al segno, che è assolutamente consapevole di chi sono i destinatari a cui vuole far arrivare il suo messaggio: i giovani e tutti coloro che, pur non essendo tali, intendono vivere in uno spirito giovane di autentico rinnovamento della propria vita, cosa che si può avverare con il rinnovamento della politica del Paese.
Noi non siamo soli, dice Veltroni, ma liberi, riferendosi ai partiti della sinistra radicale che non ha voluto come alleati. Ma, oltre al riferimento specifico, c’è l’allusione a vedere il futuro con libertà, al di là dei passati condizionamenti ideologici. E, infatti, non parla mai in astratto di categorie sociali, ma di realtà individuali concrete: i giovani, gli operai, gli anziani, le donne..., ripetendo un’infinità di volte la parola «italiani».
La retorica del passato
Cosa rimane del passato? Poco o niente. E questo sarà il vero problema retorico di Veltroni durante la sua campagna elettorale. Con vera astuzia parla della Resistenza attraverso un sms che ha ricevuto qualche minuto prima da un partigiano. Veltroni sembra quasi dire: «Come non posso comunicarvi un messaggio tanto bello? Io però non c’entro». E l’unico leader ricordato è Aldo Moro: uno che era democristiano, «ma anche» amico dei comunisti, fino a pagare con il martirio la sua amicizia. Diabolico (Veltroni, naturalmente).