Primo fiocco rosa all’Eliseo Carlà nella storia di Francia

Da quella volta del Bue e dell’Asinello, e della fatidica coppia (lui falegname, lei casalinga) che riparò a Betlemme una notte di 2000 anni fa, non si era vista nascita più attesa. Tutto merito, dicono adesso a Parigi, del suocero di Carlà, Pal Sarkozy, il padre del presidente, che in un momento di simulato sbalestramento dovuto a una leggera forma di marasma senile, aggiungono gli irriverenti, se ne era uscito sul finire di settembre con la data del 3 ottobre come quella indicata per l’augusto avvenimento. Da allora, intorno alla pancia di Carla Bruni -perché è di lei che stiamo parlando- si è creata un’attesa non dissimile da quella che accompagnò il primo volo spaziale in partenza da Cape Canaveral o il varo della prima portaerei atomica.
Sfumata la strampalata, improbabile data del 3, è stato un irresistibile crescendo di pissi pissi, di voci, di pettegolezzi, mentre il massiccio e certo studiato silenzio della coppia presidenziale aveva portato l’attesa dei media, e dunque dei francesi, allo spasimo. Tutto questo fino a ieri mattina, quando l’attesa ormai insostenibile delle folle era stata spezzata dal sito del giornale Closer che collocava intorno alle ore 9, per la Storia, l’ingresso di madame Bruni nella ormai celebre clinica de la Muette, fastoso ricovero per puerpere abbienti di rue Nicolò, nel molto trendy Sedicesimo Arrondissment. Ed è da qui che ieri sera, dopo un’altra lunga attesa, è filtrata la notizia: è nata. E il nome scelto sarebbe Dalia.
A spazzare gli ultimi dubbi ci si erano messi i giornalisti di Le Figaro, che dell’Eliseo e di quel che vi accade, è una sorta di Gazzetta Ufficiale. È stato il quotidiano, citando una fonte medica anonima, a raccontare per primo di un Sarkozy entrato di soppiatto nella clinica servendosi di un ingresso secondario e fuggito dopo mezz’ora, pare per un incontro in Germania con la Merkel.
«Siamo agli sgoccioli», ha ripetuto ieri pomeriggio lo spavaldo telecronista di una delle reti francesi più seguite, prima che qualcuno gli facesse notare l’imbarazzante gaffe in cui era inciampato.
«Francamente non ne posso più. Devo restare sdraiata o seduta tutto il tempo, non posso né fumare né bere vino. Non vedo l’ora che finisca», gemeva nei giorni scorsi la première dame, stufa marcia di un’attesa parsa eterna. Stufi marci, anche se nessuno li ha costretti a restarsene seduti o sdraiati, notavamo qualche giorno fa, erano anche gli abitanti di rue Nicolò, da giorni stretti d’assedio da decine di agenti in divisa e in borghese, auricolari e ricetrasmittenti, e giornalisti, e fotografi, e operatori, e carri attrezzi pronti a far sparire auto sospette o lasciate in sosta improvvisamente vietata.
Che l’evento fosse ormai imminente lo si capiva ieri sera rimirando l’imponente, hollywoodiano spiegamento di flic all’esterno della clinica superlusso. Difficile anche solo scattare una foto, mentre anche i passanti che rallentavano il passo venivano invitati a pedalare. Fino all’ultimo, Sarkozy e Carlà non hanno sganciato neanche mezza parola sull’avvenimento. Una strategia mediaticamente perfetta, visto il clamore suscitato, nonché squisitamente preelettorale. Le presidenziali (lo sfidante di Sarkozy è il socialista Hollande) si tengono ad aprile, e se tutto fa brodo, figuratevi l’immagine di una coppia felice benedetta dalla nascita di una bambinella.