Dal primo gennaio scatta il divieto: «Basta cuccioli esposti in vetrina»

Se ne stanno accucciati negli angoli delle vetrine, mezzi addormentati sotto le luci al neon e tormentati di continuo dai bambini che battono sul vetro con le nocche per svegliarli e farli giocare. A comando, come se funzionassero a batterie. Dura la vita dei cuccioli nei negozi per animali. Cagnolini trattati come fossero di pezza, esposti come giocattoli.
Ma tra qualche giorno le cose cambieranno. A salvare gli animali dalle torture delle gabbiette in vetrina è la nuova legge approvata dal Consiglio regionale della Lombardia su proposta della leghista Monica Rizzi. Dietro al provvedimento c’è il lavoro di 24 associazioni di animalisti che vogliono difendere i diritti di cani e gatti, spesso, troppo spesso, maltrattati.
Il pacchetto di modifiche alla legge sulla lotta al randagismo e sulla tutela degli animali entra nello specifico di vari problemi e pone precisi paletti per evitare maltrattamenti e abbandoni. Ad esempio: i cuccioli - che si tratti di boa, cani, gatti, tartarughe o anche solo pesci rossi - non potranno più essere venduti a chi ha meno di 18 anni. Come a dire: comprare un animale vuol dire compiere una scelta responsabile, da adulti. «Troppo spesso - sostengono gli animalisti - si acquistano i cuccioli perché fanno tenerezza, si regalano a qualcuno senza pensarci. Poi, quando crescono e diventano scomodi, si lasciano per strada. In ogni caso è sempre meglio rivolgersi agli allevamenti anziché ai negozi».
Altra modifica che cambierà radicalmente la situazione del randagismo in Lombardia è la decisione di escludere gli imprenditori privati dalla gestione dei canili. Tradotto in termini pratici significa che si mette fine al business sulla vendita degli animali o sulle adozioni a distanza farlocche. Quelle studiate ad hoc da gestori disonesti che si riempiono il portafoglio e tengono a stecchetto i bastardini. «Si tratta di un cambiamento epocale - sostiene Simone Pavesi, coordinatore lombardo della Lav, la lega anti vivisezione - che porterà numerosi benefici, innanzitutto agli animali, ma anche alle istituzioni e alla collettività. La Lombardia sarà esempio per le altre regioni e per le imminenti modifiche alla legge nazionale».
Lombardia apripista quindi. «Decisamente sì - conferma Lorenzo Croci, dell’associazione per la difesa degli animali Aidaa - Abbiamo lavorato tanto sul provvedimento. Cambierà davvero le cose. Certo, sarebbe stato meglio vederlo entrare in vigore prima di Natale per evitare gli acquisti incauti di cuccioli da “mettere” sotto l’albero».
Il Consiglio regionale è chiamato a confrontarsi anche su un altro punto: l’ingresso degli animali nei luoghi pubblici. Unico rammarico degli animalisti sul provvedimento approvato è la modifica alla legge sul «contenimento della nutria» che di fatto ne autorizza l’abbattimento diretto escludendo i metodi ecologici. I cacciatori potranno ancora uccidere le nutrie armati di fucile.