Primo giorno all'Inter per Claudio Ranieri "Abbiamo il dna per tornare a vincere"

Milano - Il giorno della presentazione ai giornalisti Mourinho stupì tutti con una frase a effetto: "Non sono un pirla". Era furbo e ammiccante il buon Josè. Aveva capito che la sua sfida non si giocava solo sul campo ma anche davanti ai microfoni e ai taccuini. Alla fine Mourinho vinse la sua sfida. E lasciò il segno. Claudio Ranieri non è Mou. Ma ci tiene a fare bene risollevando i nerazzurri dai bassifondi della classifica. Oggi, nella sua prima giornata ad Appiano Gentile, si è presentato a modo suo, con umiltà e determinazione. Ma ha voluto anche lasciare il segno: "Io non ricordo praticamente nessuna formazione del passato"... ma subito dopo ha snocciolato i nomi della grande Inter degli anni Sessanta, quella del Mago Herrera e di Angelo Moratti. Un omaggio ai tifosi e, di certo, anche a Massimo Moratti.

"È un momento no, ma questa squadra ha il Dna per lottare e per credere di vincere qualcosa. Molti problemi - dice a Inter Channell - sono dovuti agli infortuni e anche la malasorte gioca un ruolo", dice fotografando la situazione della squadra che, sotto la guida di Gasperini, ha raccolto un solo punto in tre partite. Non potevano mancare le domande sul modulo di gioco. A Ranieri si chiede prima di tutto di fare chiarezza: difesa a 3 o a 4? "Io non credo in un sistema di gioco vincente, credo nei giocatori. Se si crea un feeling tra me e la squadra, potremo fare veramente bene".

"Sono qui con molto orgoglio dice il tecnico - sono stato felicissimo per la chiamata del presidente Moratti. L’incontro è stato molto affettuoso: ci eravamo conosciuti quando lui non era ancora presidente dell’Inter, ci siamo trovati accanto in tribuna per un derby Milan-Inter".

Nelle ultime stagioni, Ranieri è stato uno dei principali avversari dell’Inter. Quando allenava la Juve Mourinho lo prese di mira e gli dedicò un tagliente "zeru tituli". Sulla panchina della Roma, nel 2009-2010, ha conteso lo scudetto ai nerazzurri fino all’ultima giornata di campionato. "Un progressionista cerca sempre di fare il massimo per la propria squadra. Io amo il mio lavoro al massimo: quando sposo una causa, lo faccio in maniera totale"... Massima dedizione e impegno, dunque. Questa è la promessa ai tifosi e alla società. Per i risultati c'è solo da aspettare il responso del campo. 

Moratti è soddisfatto. E lo dice chiaramente: "E' la scelta migliore. Ha il buon senso necessario per rivitalizzare la squadra, sia per quanto riguarda i singoli, sia nel suo insieme". Poi il patron nerazzurro dedica due parole a Gasperini: "C’è dispiacere per lui: è stato sfortunato. L’ho sempre sostenuto, nonostante quello che è stato detto". (Orlando Sacchelli)