Primo giorno di scuola con la grana delle quattromila cattedre vuote

Primo giorno sui banchi per gli alunni ma il 40% dei docenti non accetta la destinazione. Sindacati già sul piede di guerra per le nomine dei precari

Oggi è il giorno del via ufficiale delle lezioni per Milano e la Lombardia. Quando Antonio Lupacchino, dirigente dell’Usp (Ufficio scolastico provinciale) ha cercato una scuola da suggerire al ministro Mariastella Gelmini, intenzionata a inaugurare l’apertura dell’anno scolastico in una scuola milanese, ha scoperto che in città un solo istituto apriva i battenti l’8 settembre: le elementari di via Console Marcello, tradizionalmente nota per la presenza di un folto numero di nomadi. Così il ministro andrà nell’hinterland, a Segrate, accolta da bambini che da anni arrivano in classe col grembiule. Al di là di questa cerimonia inaugurale, il ritorno sui banchi degli studenti milanesi avverrà soprattutto a partire da mercoledì 10 settembre. Molte scuole, per lo più tra le superiori, ancora più tardi. Una ripresa rallentata che consentirà di completare più facilmente le complesse operazioni di assegnazione agli insegnanti delle classi. Operazioni tuttora in corso anche per le nomine annuali alle elementari: ancora per domani sono previste le convocazioni di aspiranti a un posto di supplenza. «Tutto come gli altri anni – commenta Rita Frigerio, segretaria della Cisl scuola –, se non peggio. Fa effetto vedere come non si riesca ancora ad avere per questa operazione una disponibilità certa e trasparente delle cattedre rimaste vuote». Per Lupacchino il ritardo nelle nomine ha una spiegazione: «Quando convochiamo gli iscritti nelle graduatorie per scegliere una sede, in troppi rinunciano. Anche quest’anno ben 4 su 10. Così dobbiamo ricorrere ad altre convocazioni». Questo è un problema per fortuna superato alle medie e alle superiori, dove invece ci sono difficoltà a coprire le cattedre che continuano a rimanere vuote anche dopo le nomine annuali. Un compito riservato ai dirigenti scolastici delle singole scuole, che devono provvedere ad assicurare gli insegnanti alle classi ricorrendo alle graduatorie interne dei singoli istituti. Sta di fatto che da oggi dovranno essere chiamati complessivamente oltre 4mila insegnanti precari. «La solita piaga – dice Pippo Frisone, sindacalista della Cgil scuola – che colpisce soprattutto gli istituti professionali e in genere le scuole di periferia. Una piaga che pagano le scuole già di per sé svantaggiate». Così quella di oggi sarà una ripresa che si annuncia tutto sommato difficile e su cui oltretutto già incombe la contestazione ai recenti provvedimenti di riforma, soprattutto rispetto al ritorno al maestro unico. Nelle scuole sono già state indette dai sindacati di categoria assemblee di protesta in cui si intendono coinvolgere, accanto ai docenti, anche i genitori.