Il primo incontro Già il 23 luglio raccontò tutto E ad ogni particolare trovammo un riscontro

Ore 18.06 del 23 luglio 2010. Al signor Giorgio Mereto questa data e questo orario dicono niente? Dovrebbero. Perché nel salotto di casa di un amico comune suo e di Livio Caputo (il collega che ci ha segnalato la vicenda monegasca) a Milano, raccontò per filo e per segno a chi scrive quanto oggi smentisce. E cioè che lui vide personalmente Gianfranco Fini e una signora bionda nell’androne del palazzo al 14 di boulevard Princesse Charlotte, dove lui ha l’ufficio. Alla domanda se quella signora bionda fosse Elisabetta Tulliani Mereto rispose: sì. Per maggior scrupolo gli venne mostrata una foto della signorina trovata su internet. Mereto confermò senza indugi o dubbi che era la donna da lui incontrata nel palazzo. Aggiunse altri particolari nemmeno riportati nell'intervista pubblicata ieri dal Giornale, perché spiegò, sempre di fronte a testimoni, che quei dettagli avrebbe preferito fossero omessi sia da un racconto anonimo che nel caso di una successiva intervista. Temeva ritorsioni, essendo residente a Montecarlo. Aggiunse però che sarebbe stato facilissimo riscontrare il passaggio di Fini in quella casa poiché era stato visto da tanti. Nel corso della chiacchierata ci ha fornito indicazioni che si sono poi rivelate assolutamente vere, precise, riscontrate. La visita di Donato Lamorte, per esempio, nel suo ufficio. O il dettaglio che proprietaria dell’immobile era la società Timara Ltd. Riservatamente, ammise anche di aver presentato, al pari di altri, un’offerta per comprare l’appartamento, poiché il suo ufficio confinava con il terrazzo della casa ora abitata da Tulliani. Mereto, poco dopo, smise di rispondere ai telefoni. Forse per paura. Forse gli era passata la voglia di dire quello che sapeva. Ma allora perché ha parlato ancora con il Giornale, salvo fare dietrofront dopo poche ore? Lo invitiamo a smentire quanto affermato in queste righe. Nel caso, sarà nostra cura pubblicare integralmente quanto lui raccontò in quel pomeriggio di luglio.