DAL PRIMO LIBRO DEL PROFETA ALBERTO

L’abbiamo scritto e lo ripetiamo. Per sapere che su tutte le grosse operazioni immobiliari a Genova ci fossero movimenti un po’, come dire?, strani, non servivano cinquemila pagine di atti giudiziari. Bastava leggere i giornali e soprattutto il Giornale, bastava scorrersi cinquemila pagine di interviste all’azzurro Alberto Gagliardi, che le ha sempre denunciate, e le interrogazioni del deputato del Partito dei Comunisti italiani Aleandro Longhi, che le ha messe nero su bianco su carta intestata di Montecitorio. Per sapere che nei confronti della Compagnia Unica dei camalli ci fosse un certo, come dire?, occhio di riguardo, non servivano cinquemila pagine di inchieste e di divulgatori delle inchieste. Bastava farsi un giro in porto. Per sapere che Claudio Burlando e Aldo Spinelli avessero un canale, come dire?, preferenziale, non serviva leggere le intercettazioni, bastava seguire la storia dei loro rapporti.
Il problema - che è il problema che ogni garantista dovrebbe porsi - è che non è detto che nei movimenti strani, negli occhi di riguardo, nelle corsie preferenziali non ci siano rilievi penali. Fino a prova contraria, ovviamente. È giusto e sacrosanto che si indaghi su eventuali ipotesi di reato e, se venissero provati passaggi illeciti di denaro, saremmo i primi a scandalizzarci e a insorgere. Ma, fino a quel momento, il garantismo è d’obbligo, una religione civile.
Dirò di più. Io - che non condivido molto l’idea di fare di Erzelli il posto più importante di Genova e che ero assolutamente contrario alla concessione così lunga delle aree dell’acciaieria a Riva e resto della mia idea - riterrei grave che il presidente della Regione o i parlamentari liguri non parlassero di Erzelli con Spinelli o di Ilva con Riva o di Porto con i terminalisti o con Novi. Credo sia un loro dovere, prima che una loro facoltà. E se, obiettivamente, l’onnipresenza di Claudio Burlando in tutte le trattative lascia un po’ stupiti - se non altro per la capacità del presidente della Regione di essere sempre ovunque, Stakanov al confronto era un nullafacente - leggere titoli indignati sul fatto che l’azzurro Gigi Grillo, all’epoca presidente della Commissione Trasporti competente sui porti, parlasse al telefono con il presidente del primo Porto italiano, fa sorridere più che indignare. Grillo ha i suoi difetti, primo fra tutti quello di non staccare mai l’orecchio dal telefonino, ma da qui a pensare che non dovesse parlare con Novi, ce ne passa. (...)