Il primo ministro Di Rupo rassegna le dimissioni: Belgio senza governo

Il premier designato ha consegnato al re Alberto II le dimissioni, respinte dal monarca. Il leader socialista denuncia l'impossibilità di trovare un accordo sul bilancio

In Belgio la situazione politica è di nuovo in pieno fase di stallo. Dopo 526 giorni di crisi susseguenti alle elezioni del 2010 e all'impossibilità di trovare un punto di incontro tra le istanze dei fiamminghi e quelle dei valloni, il leader socialista Elio di Rupo, premier in pectore, ha consegnato le sue dimissioni al re Alberto II del Belgio, denunciando l'impossibilità di trovare un accordo sul bilancio 2012.

Il monarca ha però congelato le dimissioni e ha esortato i sei partiti coinvolti nelle trattative a trovare una soluzione per formare un governo e a trovare un'intesa tra i Valloni francofoni a Sud e i fiamminghi al Nord Alberto II. L'inquilino del Palazzo Reale, «richiamandosi alla gravità della situazione ha sottolineato che l'interesse generale di tutti i belgi e le scadenza europee richiedono una soluzione politica molto rapida della crisi politica. Il re ha chiesto a ogni negoziatore di usare le prossime ore per riflettere e valutare le conseguenze di un fallimento, per trovare una soluzione».

Gli ultimi negoziati sono falliti alle 2 di questa mattina, dopo una maratona negoziale, dopo che i due partiti di centro-destra fiamminghi e valloni hanno respinto le misure anti-deficit da 11,3 miliardi da applicare nel 2012 proposte da Di Rupo perchè, a loro giudizio, troppo incentrate sull'aumento delle tasse e non sul taglio delle spese. Al momento resta in carica per l'ordinaria amministrazione l'esponente cristiano-democratico fiammingo Yves Leterme che però alla fine dell'anno assumerà l'incarico di vice segretario generale dell'Ocse. Sul Belgio pende anche la minaccia del commissario Ue agli Affari Economici Olli Rehn che ha avvertito il Belgio che rischia una multa se non rimetterà in ordine i propri conti.

La mancanza di un esecutivo preoccupa le istituzioni europee che hanno lanciato ripetuti appelli affinchè si raggiunga un accordo che porti il deficit sotto la soglia del 3% del prodotto interno lordo, dal 4,6% attuale. Sullo sfondo prosegue, come in Italia, il dibattito sulla riforma del sistema pensionistico. Un intervento sul quale non è ancora stato trovato un accordo ma che ha già fatto scattare una manifestazione di protesta fissata per il 2 dicembre da parte dei sindacati alla quale si aggiunge la minaccia di uno sciopero generale.