Il primo oro scongela anche Raich

Trionfa e si butta nella neve: «Lo sognavo fin da bambino». Maier di bronzo, Miller solo sesto

Maria Rosa Quario

da Sestriere

Ha vinto il più forte, evviva Benjamin Raich. Evviva anche il Sestriere e i suoi uomini, che dopo due giorni di neve regalano a questa Olimpiade una gara di gigante bellissima, su una pista e un tracciato perfetti per tutti, non per i nostri, ma questa è un’altra storia.
È la storia di un fenomeno che a 27 anni colma l’unica lacuna del suo palmares, in realtà manca anche la coppa del mondo assoluta, ma fra un mesetto, è sicuro, Benny potrà sollevarla per chiudere trionfalmente la sua stagione di alti e bassi. Una stagione che lo ha visto maturare come uomo e come atleta, perché «non si può sempre vincere e in ogni caso le sconfitte aiutano a crescere».
Facile dirlo, un po’ meno farlo, ma per chi come Benny può contare sul talento, le difficoltà non sono ostacoli insormontabili, semmai quel pepe che a volte manca alla vita di chi fa tutto con facilità. Per Benny, out in combinata e lontanissimo in superG, l’Olimpiade era stata finora un fallimento, così come per Miller e Rahlves, ma mentre gli americani anche ieri hanno deluso (Bode 6°, Daron fuori) lui ha dettato la legge del più forte e dopo la resa tremebonda di Bourque, il canadese al comando della prima manche, si è lasciato andare a gesti per lui insoliti, buttandosi sulla neve e esultando come uno normale, lui che normale non è. «L’oro olimpico era il mio sogno di bambino e averlo vinto dopo una gara così dura è il massimo». I battuti, di 7 e 16 centesimi, si chiamano Joel Chenal e Hermann Maier, che con il bronzo completa la sua collezione di medaglie olimpiche: due ori a Nagano nel ’98 e l’argento in superG tre giorni fa. «Certo, con 29 centesimi in meno avrei vinto altri due ori, ma va bene lo stesso, peccato che la condizione non fosse quella ottimale, comincio solo ora a riprendermi dall’influenza, la mia Olimpiade dovrebbe cominciare oggi». A chi gli chiede cosa pensi del caso di doping che ha squassato la squadra austriaca, Maier risponde di essere favorevole ai controlli, negli ultimi giorni ne ha subiti due a sorpresa più due dopo le medaglie, «l’unica cosa che non va è il metodo con cui li fanno, non è accettabile essere trattati come degli Osama Bin Laden».
L’altra storia bella del gigante di ieri è quella della medaglia d’argento di Joel Chenal, grande sciatore da sempre considerato troppo fragile di testa. Si è scoperto leone nel giorno più importante, secondo a metà gara non ha tremato e, come già Deneriaz in discesa, ha sfiorato l’impresa che avrebbe rovinato la festa austriaca. Ma ieri in pista non era da solo e al traguardo ha guardato su, puntando le dita al cielo, per ringraziare Severino Bottero, l’allenatore scomparso il 2 gennaio. «So che sarebbe stato felice di essere qui oggi, e non potete immaginare quanto anch’io sarei felice se lui potesse davvero esserci».