Il primo passo per tornare ad alta quota

È il primo passo per risalire la china. Molti altri ne dovranno seguire prima che Malpensa possa riacquistare il ruolo perduto, perché sei nuovi aerei targati Air Dolomiti e destinati soltanto rotte europee non riempiono certo il vuoto lasciato da Alitalia né ci riportano i sei milioni di passeggeri perduti il 31 marzo. Ma l'accordo di collaborazione tra Sea e Lufthansa, concluso in tempi da primato e mentre continua a regnare la più totale incertezza sul futuro della compagnia di bandiera, ha un'importanza che va molto al di là della sua incidenza sul numero di voli in arrivo e in partenza dallo scalo varesino. Anzitutto, esso conferma che le sorti di Alitalia e di Malpensa si stanno separando, e che la Sea - come ha sempre sostenuto il suo presidente Bonomi - sta ormai lavorando a un futuro diverso, non legato a una eventuale retromarcia della ristrutturata compagnia nazionale che è nei piani di Silvio Berlusconi. Se questa, sotto la spinta anche della Lega, tornasse a utilizzare Malpensa come hub, tanto di guadagnato; ma se i mezzi ridotti, la carenza di aeromobili e l'ostruzionismo di sindacati da sempre romanocentrici glielo impedissero, la Sea provvederà, attraverso altri accordi come quello concluso con Lufthansa, a ripristinare sul medio termine i collegamenti internazionali di cui Milano ha bisogno anche in vista dell'Expo 2015. Per le rotte con il Nordamerica non ci sono problemi, visto che il traffico è stato appena liberalizzato e le compagnie statunitensi potranno riempire da subito i vuoti che si sono aperti. Per le altre, occorrerà negoziare sui diritti di traffico garantiti dagli accordi bilaterali, oggi detenuti da Alitalia e che Air France pretendeva di conservare, ma Letizia Moratti è già all’opera e, con un governo finalmente amico, l’impresa non dovrebbe essere impossibile. In secondo luogo, l’accordo dimostra che Lufthansa, da sempre considerata una alternativa ad Air France anche in virtù della sua partecipazione ad Air One (e della proprietà di Air Dolomiti, finora modesta realtà regionale ma ora trasformata in una specie di avanguardia per la conquista del mercato italiano), giocherà comunque un ruolo importante nella complessa vicenda del trasporto aereo del Bel Paese. Non si sa ancora quali rotte andranno a servire i sei aerei in arrivo l’anno venturo: probabilmente subentreranno nelle più redditizie tra quelle abbandonate da Alitalia. Ma è certo che, se l’esperimento avrà successo, la presenza tedesca nell’hub (o, allo stato attuale, ex hub) lombardo si espanderà ulteriormente. Sempre che Lufthansa non esca dal suo attuale riserbo e finisca con il diventare il partner industriale della «nuova» (per ora solo ipotetica) Alitalia. Infine, questo accordo è una specie di rivincita di Milano e della Lombardia su coloro che, annidati nei palazzi romani, hanno sempre considerato Malpensa una cattedrale nel deserto e, ignorando la realtà del mercato - hanno creduto di potere salvare Alitalia abbandonandola a favore di Fiumicino. Mentre Alitalia ha bisogno di un prestito ponte di 300 milioni solo per sopravvivere qualche altro mese - che ai contribuenti del nord non piace affatto - Sea ha chiuso ancora il bilancio in attivo e si sta attrezzando per superare la crisi. Chi ha deciso di investire nelle infrastrutture complementari all’aeroporto non si sta tirando indietro. Avanti così, e ancora una volta la città dovrebbe farcela, alla faccia di chi pensava di voltarle le spalle.