Primo sorriso per Lippi: Zambrotta sta bene

Marcello Di Dio

nostro inviato a Firenze

Se il commissario straordinario Guido Rossi aveva «battezzato» l’inizio del ritiro azzurro a Coverciano, oggi alle 11 sarà il ministro delle Politiche giovanili e delle Attività sportive Giovanna Melandri a salutare l’Italia in partenza per la Svizzera. Dove tra domani e venerdì la squadra di Marcello Lippi effettuerà le sfide amichevoli con i padroni di casa e l’Ucraina. Due partite nelle quali il ct inizierà probabilmente a sperimentare quella che sarà la formazione titolare al debutto mondiale del 12 giugno con il Ghana.
Intanto ieri, dopo le 24 ore di libertà concesse da Lippi, il gruppo dei ventisette (comprese le quattro riserve De Sanctis, Bonera, Semioli e Marchionni che, salvo sorprese, torneranno a casa al termine della mini-tournée elvetica) si è nuovamente riunito a Coverciano. Lì c’era già Gianluca Zambrotta, rimasto al lavoro anche la domenica per l’infortunio al bicipite femorale della coscia sinistra, a causa di un «movimento di ipertensione».
Ma il primo vero allarme per il ct è fortunatamente rientrato: l’ecografia e la risonanza magnetica a cui si è sottoposto il calciatore della Juventus hanno evidenziato una lieve distrazione muscolare, ovvero quella che era stata la diagnosi a caldo del professor Castellacci. Dunque, non un infortunio grave e maggiore tranquillità per il difensore e per il ct. Zambrotta parteciperà comunque alla trasferta elvetica, ma la cosa più importante è che il suo Mondiale non è a rischio. Anche se quasi sicuramente salterà per sicurezza la prima sfida con il Ghana, visto che dovrà sottoporsi a un lavoro di recupero, quindi differenziato rispetto al resto del gruppo.
Gruppo che al ritorno a Coverciano è stato accolto in un clima molto diverso da quello più polemico della scorsa settimana. Applausi a Lippi e a Buffon appena hanno varcato il cancello del centro tecnico fiorentino. E un po’ di delusione per un gruppetto di ragazzi che dalle 14 si era appostato dietro le recinzioni con la speranza di vedere da vicino l’idolo Francesco Totti: non essendoci riusciti (qualcuno ha comunque provato a scavalcare le recinzioni, ma subito sono intervenuti degli agenti) si sono limitati a salutare il capitano della Roma dedicandogli qualche coro affettuoso. Slogan anche per Del Piero, Gattuso e Inzaghi. L’allenamento leggero e piuttosto breve (circa cinquanta minuti senza l’uso del pallone) è infatti avvenuto nel campo meno esposto e più lontano da sguardi indiscreti. Corsa e attività fisica per tutti – tranne ovviamente Zambrotta – con Inzaghi ultimo a uscire dal campo.
E il reality-documentario (in onda oggi su Skysport alle 23 e in replica domani alle 20.30 e venerdì alle 19) su Francesco Totti, dal titolo 6 minuti e 12 secondi dopo, dedicato al suo infortunio e al suo recupero prodigioso, si chiude con la frase de coubertiniana del capitano giallorosso: «Due mesi fa dicevo che l’importante era esserci, adesso che ci sono arrivato dico: l’importante è vincere». E aggiunge: «Di notte parlavo da solo e mi sembravo matto. Cercavo di darmi risposte positive per non colare a picco. Alla fine ce l’ho fatta. Il giorno dell’intervento di Vanigli gli dissi al primo fallo: «Guarda che mi fai male». Con il tutore alla gamba sinistra, non riuscivo a dormire, ero diventato un metronotte e pensavo a quando e come sarei potuto rientrare. Quando vedevo mio figlio, però, il dolore si attenuava».
E ieri c’è stato anche un piccolo giallo su un’intervista a Buffon, attualmente in silenzio stampa, pubblicata dal quotidiano inglese Mirror. Al portiere sono stati attributi giudizi sulla nostra nazionale: «Se avessimo Lampard e Gerrard, vinceremmo il mondiale, a centrocampo siamo un po' deboli. In difesa abbiamo grandi campioni come Nesta e Cannavaro, e in attacco tanti grandissimi calciatori tra i quali Cassano e Vieri». Che non sono poi stati convocati. Buffon ha fatto sapere che non ricorda di aver mai parlato con giornalisti del Mirror.