Primum vivere deinde philosophari

«Non poteva finire che così, salvo sorprese dell'ultimo minuto, con Quagliarella: con uno scatto d'orgoglio di Garrone per riconciliare alla Sampdoria il pieno appoggio di tutta la tifoseria blucerchiata». Questo ho scritto la settimana scorsa fidandomi delle «sicure» indicazioni provenienti da Genova e da Udine alla vigilia della scadenza delle comproprietà. Invece si è andati alle buste e si è saputo che avevo ceffato. Oddio, lo scatto d'orgoglio di Garrone c'è stato. I 6,5 milioni di euro offerti all'Udinese (13 miliardi di vecchie lire, uno per ogni gol segnato dal funambolico Quaglia in campionato), in un calcio che tenesse conto della realtà di un Paese in cui l'80% dei cittadini non arriva a guadagnare 2 mila euro al mese un'offerta del genere sarebbe anzi giudicata spudoratamente demenziale. Ma insomma non è bastato.
Ora che devo scrivere? Che Garrone, il quale - beato lui - potrebbe permettersi di comprare dieci, cento, mille Quagliarella, una volta ancora (avaro che non è altro) ha infranto i sogni dei tifosi blucerchiati? Sono quasi sicuro che questo da me s'attende l'amico Max Lussana quando scrive che fanno francamente sorridere gli apologeti dei bilanci in attivo. Scusate la digressione, ma serve per mettere le caselle a posto. Calcisticamente parlando, Max è tendenzialmente manicheo (bianco-nero, caldo-freddo, notte-giorno), io sono sofista (questa minestra per me è salata, per te insipida): non credo nella verità assoluta. O meglio, credo che sia inconoscibile dagli essere limitati che siamo, sicché non scaccio a priori le posizioni altrui.
Ecco spiegato perché, se da un lato ammetto che perdere Quagliarella è stato un colpo fortemente negativo per l'immagine della Sampdoria, d'altro lato non me la sento di aggredire la politica di Garrone (al quale va riconosciuto anche maggior merito in quanto si sforza di adoperarsi molto pur essendo calcisticamente tiepido) intesa a ricondurre l'attuale follia calcistica nei pressi della realtà circostante. Vorrei tanto (vale alla pari per Sampdoria e Genoa) che le cose potessero andare come nei miei sogni belli ma - purché non sia fine a se stesso - non disprezzo il pragmatismo degli altri. In regime di svincolo, le cose vanno purtroppo così. Tu assumi un giocatore per 10 milioni di euro, o comunque lo valuti tanto. Il suo procuratore - pure in corso di contratto che preveda, mettiamo, 250 mila euro netti all'anno - automaticamente ti chiede l'adeguamento a 1,5-2 milioni netti, che per il Club diventano 3-4. I procuratori degli altri giocatori in «rosa» scontatamente battono cassa: e ti vanno in vacca o i conti o lo spogliatoio cioè la squadra.
Dice: i sogni dei tifosi non hanno prezzo e non vanno infranti. Intanto - ribadisco - ci sono sogni che si risolvono in incubi per sé (ne ho visti di sognatori finire in malora!) e per gli altri (pensate, tanto per dire, a chi ha sognato con Tanzi e Cagnotti…). Qui si parla di Spa, e pazienza se non poche di loro più false di Giuda: la passione popolare chiede che non siano in attivo? D'accordo, purché restino sacralmente in ordine. E la realtà che ci circonda consiglia che almeno il tifoso che guadagna un centesimo di un calciatore medio di serie A estragga la testa dal pallone e cominci a meditare.
Per la prima volta dopo 5 anni la Sampdoria si è fatta superare dal Genoa in ordine alle presenze-gara a Marassi, ed esiste la corposa possibilità che il Grifone ristabilisca la supremazia cittadina per la nona volta nell'ultimo mezzo secolo? Molto bene. Intanto, «un poo pe'un in brasso aa mouee»... Eppoi, registro - ed è socialmente confortante - che a petto delle dolorose partenze di Quagliarella e Falcone i più che discreti acquisti già operati da Marotta (Mirante, Maggio, Lucchini, Gastaldello, Sammarco, Cucciniello, Caracciolo, Bellucci) hanno sensibilmente modificato l'umore della tifoseria blucerchiata. E vedo che anche Preziosi, che pure sta facendo un Genoa di tutto rispetto e magari qualcosa di più, lodevolmente rinfocolato l'entusiasmo dei tifosi saggiamente non s'avventura in percorsi sconsiderati.
Vanno anche bene i sogni, ma «primum vivere, deinde philosophare». Io penso che se vedessimo quest'anno le nostre due squadre lottare vigorosamente e spettacolarmente per superarsi alla quota di un 8°-10° posto in un campionato che s'annuncia molto più duro di quello passato, potremmo accontentarci. Nella speranza che diventi certezza poter fare la stagione successiva un altro passo avanti.