Il principe Carlo: «Il mondo ha solo cento mesi per salvarsi»

Sua Altezza reale principe Charles Philip Arthur George principe di Galles, cavaliere dell’ordine di Carter, cavaliere di Thistle, cavaliere alla gran croce di Bath, cavaliere dell’Ordine del merito, cavaliere d’Australia, accompagnatore del servizio d’ordine della Regina, consigliere privato del sovrano, addetto di campo, conte di Chester, duca di Cornovaglia, duca di Rothesay, conte di Carrick, barone di Renfrew, lord delle Isole e grande siniscalco di Scozia, ha i giorni, i mesi, gli anni contati. Evito immediate reazioni scomposte da Buckingham o Balmoral: non c’entrano gli attentati della Real Ira che ha appena portato morte in Irlanda del Nord, non c’entrano malattie e altri accidenti che hanno colpito i Windsor e gli affini. Trattasi delle parole stesse del principe e tutto il resto di cui sopra: «Al mondo non restano che cento mesi, otto anni prima di essere travolto dalla catastrofe ecologica, altrimenti non si salverà». Lo dice e lo assicura l’uomo più elegante del mondo, l’ex divorziato più odiato dalle inglesi e dal resto delle donne dell’universo, il neoconsorte meno invidiato dagli inglesi e dagli uomini dell’universo medesimo. Carlo è anima e corpo dedicato alla salvezza dell’Uomo, attraverso la via dell’ecologia, un suo sito internet www.princesrainforestsproject.org illustra le ragioni dell’impegno e la voce calda di Carlo commenta un filmato che mostra la bellezza delle foreste, della natura, della vita degli animali.
Giunto, al fianco della duchessa di Cornovaglia, al secolo Camilla, sul suolo del Cile, alla vigilia di un viaggio che lo porterà poi in Brasile, quindi in Ecuador e a visitare le isole Galapagos, per rendere omaggio al bicentenario della nascita di un altro Charles, nel senso di Darwin, Carlo d’Inghilterra ha lanciato l’allarme al pianeta. Indossando un doppiopetto di colore grigio, tenendo in mano un cappello panama, è sceso sorridente dalla scaletta dell’Airbus A 319 che lo ha portato da Londra in Sud America. Con lui, a parte la signora Camilla, erano quattordici gli accompagnatori, interessati all’appello «verde» del principe, una sorta di grido contro la deforestazione, l’aumento dei gas inquinanti, l’effetto serra, lo spreco di energie. Un gruppo compatto, ben distribuito tra i ventinove posti dell’Airbus che normalmente ospita 134 passeggeri ma che è stato adattato alle esigenze principesche, con suite, doccia, telefoni satellitari, dvd. Ho detto del velivolo perché quei dannati giornalisti inglesi si sono messi a fare due conti su costi, spese e sprechi del viaggio «ecologico», con risultati che distruggono il fair play e l’impegno ambientalista del futuro re che, come si sa, usa fare il pieno alla sua Aston Martin e alla Jaguar non con il volgare diesel di noi peones al distributore sotto casa ma con l’olio usato di cucina e, sembra, anche con il mosto. Dunque, calcolatrice alla mano, il volo costerebbe ai cittadini inglesi 350mila euro, questo è marginale, fa parte del bilancio ma, attenzione, l’Airbus sputerebbe nel cielo e sulla terra trecentoventisettemila (327mila) chilogrammi di anidride carbonica lungo i ventiseimilatrecentosessantasette chilometri che coprono l’itinerario Europa-Sudamerica, nel tour di dieci giorni.
In breve, hanno beccato il gatto con il topo in bocca, il «verde» passato con il «rosso». Carlo dovrà spiegare ai sudditi e a Camilla. Lui così fedele alla tradizione e alla salvezza dell’umanità, al punto da spedire a Parma duecento maiali neri, a denominazione di origine controllata inglese, per ricavare e farsi rispedire culatelli, cotechini, strolghini, pancette. Dopo ovvia stagionatura. Non certo di cento mesi, molto meno di otto anni. Oh yes.