Principe islamico, da Allah a Dio

Andrea Tornielli

da Roma

Tra le grazie e i presunti miracoli attribuiti all’intercessione della Madonnina di Civitavecchia c’è anche la conversione di un principe musulmano, avvenuta dopo che la moglie, colpita da un cancro, era stata misteriosamente guarita. È uno degli elementi inediti contenuti nel libro La Madonna si fa la strada. Civitavecchia nel tempo di Maria (Edizioni Ares, pagg. 456, 15 euro), un libro del giornalista Riccardo Caniato che arriva in libreria in questi giorni. L’autore, caporedattore del mensile Studi Cattolici ha interrogato tutti i testimoni della vicenda iniziata nel febbraio di dieci anni fa, quando una statuina di gesso proveniente da Medjugorje iniziò a versare lacrime di sangue, e ha raccolto numerose segnalazioni di grazie ricevute così come sono state annotate dagli stessi protagonisti.
Nel capitolo dedicato alle guarigioni e alle conversioni, Caniato trascrive questo scambio di battute con il vescovo Girolamo Grillo, custode e testimone diretto della lacrimazione della Madonnina: «Quante confessioni, quante comunioni nella chiesa di Pantano, meta privilegiata dei lontani. Gente che, magari da vent’anni, non metteva più piede in una chiesa. Non di rado delinquenti». «Ho saputo di un boss – continua il prelato – che davanti alle lacrime della Madonnina, ha visto le sue mani sporche di quello stesso sangue». Il boss si sarebbe costituito e avrebbe cambiato vita. «Ci sono le lettere di pentiti veri, anche ex terroristi che, grazie a Maria, hanno scoperto Gesù».
Tra le tante storie che emergono dal libro, la più curiosa e la più riservata è quella del principe musulmano. «È stato dalla Madonnina e ha ottenuto una grande grazia per la moglie – spiega Grillo all’autore del libro –. Ha voluto incontrarmi, ci siamo conosciuti. Ho saputo che si è convertito, ma non può manifestarlo pubblicamente...». La grazia ottenuta dal dignitario musulmano è la guarigione della consorte da un tumore. La conseguenza di quel «miracolo» è la decisione dell’uomo di abbracciare la fede cristiana e di farsi battezzare. Il segno di riconoscenza lasciato dal principe è una corona d’oro donata alla Vergine.
Un altro interessante capitolo del libro di Caniato è quello riguardante il rapporto tra Papa Wojtyla e la Madonnina di Civitavecchia. L’autore ha approfondito la notizia pubblicata per la prima volta dal Giornale all’inizio di quest’anno: il 9 giugno 1995 Giovanni Paolo II volle avere nel suo appartamento la statuina per ritirarsi in preghiera davanti a lei. E avvolse attorno alle mani della Madonnina un suo rosario. Di questo episodio, rimasto fino ad allora sconosciuto, esiste una relazione scritta di due pagine, che il 20 ottobre Papa Wojtyla firmò personalmente per autenticare il racconto di quanto avvenuto nel suo appartamento: il documento è ora conservato negli archivi della Congregazione per la dottrina della fede.
Ma Caniato nel libro spiega come lo stesso atteggiamento del vescovo Grillo - inizialmente molto diffidente verso la lacrimazione, al punto da scrivere: «Che brutta storia quella delle Madonne che piangono! C’è sempre qualche burlone che si prende lo sfizio di imbrattare gli oggetti sacri» - sia cambiato proprio su input di Giovanni Paolo II. Il diario di Grillo, pubblicato nel dossier della diocesi di Civitavecchia per il ventennale, su questo punto contiene degli «omissis», ma il giornalista, nella sua inchiesta, ha ricostruito che proprio dal Vaticano è arrivato un input preciso e la richiesta al vescovo di essere più «possibilista» aprendo al soprannaturale. L’indicazione sarebbe avvenuta proprio da Papa Wojtyla, che considerava quella lacrimazione un segno dedicato alla Chiesa e a lui stesso. La telefonata a Grillo sarebbe stata fatta la sera dell’11 febbraio dal segretario di Stato Angelo Sodano. Inoltre, secondo le testimonianze raccolte da Caniato, lo stesso Pontefice si sarebbe recato in incognito almeno una volta a visitare la Madonnina.
Andrea Tornielli