Il principe Milito da stella del derby a re del mercato

GenovaSss, zitti tutti. Silenzio. Lo chiede anche lui, Diego Alberto Milito. Non ai tifosi, ma per i tifosi. Non lo chiede con il dito sul naso e il mento in su, ma con un sorriso, quasi a scusarsi, e gli occhi bassi. Non ha voglia che gli si chieda del mercato, o se sarà lui il Principe erede al trono di Ibrahimovic. «Per respeto a questa sosietà, a questi tifossi», si giustifica. Il futuro? Per lui la vita è adesso, è una serata con il figlio Leandro che il prato del Ferraris, con la maglia del Genoa addosso, l’ha già calcato nella notte magica del derby. Il futuro è una fetta di asado che anche il medico sociale gli concede volentieri. Il sogno? Sì, quello lo ammette: «La Ciampion, sì». Ma aggiunge subito: «È un sogno, questi tifossi se la meritano». I suoi tifossi sono quelli della Gradinata Nord che a settembre non l’hanno accolto come un figliol prodigo perché non si sono mai sentiti traditi da lui quando, nella maledetta estate del 2005, andò via da Genova dicendo arrivederci.
E lui, uno che - per rendere l’idea - sbaglia più gol che parole, anche stavolta non cerca il dribbling ad effetto davanti ai microfoni. Potrebbe cavarsela con una frase fatta, preferisce non parlare, non promettere dieci, cento, mille campionati in rossoblù. L’amore eterno alla maglia non ha bisogno neppure di ribadirlo, quello lo ha già fatto con quattro gol in due derby, tre in una partita sola. Impazziscono gli storici, ma non c’è nulla da fare: nessuno ha mai fatto tre gol in una stracittadina della Lanterna. Nessuno, neppure i Vialli, i Mancini, i Pruzzo, gli Skuhravy o gli Abbadie hanno mai sognato una media-gol-vittorie del genere. È il miglior fuoriclasse rossoblucerchiato passato e presente e per lui che non vive di futuro basta così.
E allora non resta che attaccarsi alla Ciampion, per capire che fine farà Milito, il Principe che qualcuno vuole incoronato già Imperatore proprio laddove la sede è rimasta vacante. Il presidente del Genoa Enrico Preziosi ha detto che non lo venderebbe mai. Alla pagina 777 significa che non sarà certo lui a preparargli le valigie, ma anche che il rapporto tra i due è tale che non gli strapperà il biglietto se è questo che desidera. I tifosi del Genoa hanno imparato a fidarsi di uno che quando c’è di mezzo un gioco, dai Gormiti a un pallone milionario, ci azzecca sempre. A Genova, insomma, il calciomercato come arma di distrazione di massa non funziona più. Il Genoa la corsa alla Ciampion la continua. Poi, se sarà qualificazione, si rivolgerà ai suoi gioielli per chieder loro cosa fare, ben sapendo che con mister Gasperini anche Mirko Gasparetto sembrava goleador da Inter. E che se l’asado lo cucinano bene Zanetti e compagni, i piatti forti, da queste parti, si pagano comunque cari.