Per il principe pronta la casa ai Parioli

Il pubblico ministero si è già dichiarato favorevole ai domiciliari. Si attende il parere del giudice Iannuzzi

nostro inviato a Potenza

La casa ai Parioli è già pronta. In un palazzo residenziale, primo piano, quadrilocale da oltre 240 quadrati che s’affaccia su un giardino condominiale per ospitare Vittorio Emanuele di Savoia dal suo primo giorno agli arresti domiciliari. A Roma, qui il principe sconterà la sua detenzione se il gip di Potenza Alberto Iannuzzi dovesse concedere la misura alternativa al carcere. Dopo il parere favorevole del Pm John Woodcock, l’ordinanza di Iannuzzi è attesa oggi, sabato al massimo. Due gli esiti prevedibili: concessione dei domiciliari, come una serie di segnali fanno dedurre, oppure rigetto delle richieste con Vittorio Emanuele che dovrebbe ricorrere al Riesame, impugnando la decisione del gip. Intanto a Roma i Savoia sono riusciti a individuare l’abitazione che risponde ai requisiti indicati dal gip. Questo per garantire la sicurezza e i giusti controlli. Insomma, l’appartamento nella zona bassa del quartiere Parioli, con ogni probabilità, sarà quello prescelto dal gip. Sempre che Iannuzzi conceda i domiciliari.
È una casa spaziosa, con salone ampio, pareti attrezzate a librerie fino al soffitto, divani rossi, pezzi d’antiquariato, tv a proiettore, e poi salotto e cucina. Nella zona notte: tre o quattro camere con studio, tre bagni e lavanderia. Abitata raramente dal proprietario, che vive di rendita in giro per il mondo, potrebbe rivelarsi la soluzione giusta. Non estremamente lontana da Potenza, facilmente raggiungibile da Ginevra dove vivono i Savoia, consente una vita secondo gli agi e i costumi del principe. Il gip Iannuzzi ha iniziato a leggere l’incartamento solo nel secondo pomeriggio, dopo aver lasciato l’ufficio e aver visto l’Italia vincere in Germania. In carcere anche Vittorio Emanuele ha esultato per i gol della nazionale.
Per Iannuzzi è passata comunque una giornata complicata. Si era aperta con una doccia fredda: il parere favorevole della procura generale all’istanza di ricusazione presentata dai difensori del sindaco di Campione, Roberto Salmoiraghi. Insomma, Iannuzzi rischiava di perdere l’indagine. Per una considerazione espressa in un’intervista alla Repubblica: «Con le prove che abbiamo trovato - disse - altri Pm sarebbero stati più severi». Duro il giudizio della procura generale: «Secondo le allegazioni operate dal Salmoiraghi, sin dal giorno dopo gli arresti - queste le doglianze dei difensori ricostruite dalla procura generale -, Iannuzzi avrebbe avuto un rapporto strettissimo con la stampa, rilasciando numerose dichiarazioni circa il contenuto della propria ordinanza. Inoltre non si sarebbe limitato a queste sole dichiarazioni, ma si sarebbe spinto a più gravi e indebite considerazioni circa la fondatezza delle accuse e avrebbe manifestato del tutto indebitamente il proprio convincimento colpevolistico in merito all’ipotesi accusatoria, ancor prima di aver proceduto all’interrogatorio di garanzia degli arrestati». Da qui la conclusione del Pg che «non sembrano apparire prive di consistenza le argomentazioni di Salmoiraghi sulla condotta prevista nei casi di ricusazione».
Il parere aveva gelato per qualche ora Iannuzzi, ma già alle 13.30 il presidente della Corte d’appello, Raffaele Vaccaro, deposita la sua decisione: «L’istanza è manifestamente infondata. La frase del giudice è una generica illustrazione dell’attività d’indagine». Con una conclusione che sembra quasi ironica: «Il Gip ha solo fornito elementi di conoscenza su una vicenda che da quanto è dato desumere da questa intervista pare che abbia avuto particolare eco».