La principessa che torturava gli oppositori

Fino ad un po’ di tempo fa era famosa per le sue imprese di eroina dell’anti narcotici. I giornali arabi facevano a gara a pubblicare le confidenze di quella trentenne principessa del Bahrein trasformatasi in agente speciale sotto copertura per dar la caccia ai trafficanti di droga. Ora ha smesso di far fremere d’emozioni i suoi sudditi. Ora preferisce farli tremare di paura. Lei si chiama Sheikha Noora Ibrahim al-Khalifa ed è una delle cugine di Sabika bint Ibrahim al-Khalifa, ovvero sua altezza la regina del Bahrein. Nonostante il non indifferente lignaggio la spregiudicata e nobile cuginetta rischia di venir ricordata come «Noora la principessa della tortura».
Tutto colpa delle accuse di un gruppo di medici sbattuti in galera e condannati a pesante pene detentive per aver prestato soccorso ai dimostranti feriti durante gli scontri dello scorso febbraio. Secondo le testimonianze dei medici Sheika li avrebbe non solo interrogati, ma anche malmenati e seviziati. «Ha incominciato prendendomi a schiaffi e chiamandomi “scrofa sciita”, ha continuato infilandomi un cavo elettrico in bocca e ordinando una serie di scariche elettriche», racconta Nada Dahif arrestata lo scorso marzo e condannata a 15 anni di galera assieme ad altri medici e infermieri. La storia dei medici seviziati e di Noora la Torturatrice inizia lo scorso febbraio quando anche in Bahrein esplode la cosiddetta primavera araba. Lì, a differenza di altre nazioni mediorientali, la protesta è nelle mani della maggioranza sciita in rivolta contro il potere dei Khalifa, una dinastia di fede sunnita appoggiata solo dalla minoranza dell’emirato. Nonostante lo scarso consenso i Khalifa non vanno per il sottile: prima ordinano ai dimostranti di tornarsene a casa, poi mitragliano la folla riunita in una rotonda della capitale Manama uccidendo 38 persone. Chi arriva vivo all’ospedale finisce con il mettere nei guai anche i medici. Le forze di sicurezza, dopo aver setacciato l’ospedale e deportato i feriti, sospendono dal lavoro tutto il personale medico sorpreso a prestar soccorso ai dimostranti. Subito dopo medici e infermieri vengono arrestati e inquisiti. Una settimana fa, infine, un tribunale militare infligge loro condanne dai cinque ai quindici anni. La mobilitazione di alcuni militanti dei diritti civili fa però emergere il ruolo della principessa Sheika Noora negli interrogatori precedenti la sentenza.
Un ruolo svolto, a dar retta alle testimonianze, con la stessa passione ed energia dedicata in precedenza alla lotta ai trafficanti di droga. Fatima Haji racconta che “sheika”, come la chiamavano le altre guardie, incomincia a colpirla dopo aver trovato nel suo telefonino una mail indirizzata a Human Rights Watch in cui spiega di esser stata sospesa dal lavoro. «Prima urla “come osi distruggere l’immagine del mio Paese”, subito dopo mi colpisce in faccia. M’infila un cavo elettrico in bocca e incomincia a far andare l’elettricità». Poi, dopo averla lasciata svenuta sul pavimento, “sheika” l’abbandona alle molestie sessuali degli agenti maschi della sua squadra. Secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani la vittima più famosa dela “torturatrice” è Ayat al Qurmuzi, una poetessa ventenne arrestata per aver letto in piazza una poesia in cui criticava il sovrano dell’emirato. «Davanti a quelli che mi colpivano con bastoni e manganelli di gomma c’era sempre una donna in borghese. È stata lei a ferirmi alla testa... poi mi han detto che era un funzionario della sicurezza e faceva parte della casa reale. Ogni volta che mettevo piede nel suo ufficio erano botte. Ogni volta ripeteva la stessa frase: «Dovresti esser orgogliosa della dinastia dei Khalifa. Loro non abbandoneranno mai il Bahrein, perché il Bahrein è il nostro Paese».