La principessa «pelle di luna» che si scopre zingara sul set

La modella genovese Saba Wesser, al secolo Michela Raciti, discende da una famiglia nobile etiope

Per la nonna, bellissima etiope «bilena» di stirpe nobiliare, discendente dalla mitica regina di Saba, lei era Mackeba, «la piccola principessa». Per i compagni di classe, invece, era «quella con la pelle scura», da trattare con sussiego, in mezzo a una schiera di bimbi bianchi e magari anche biondi e con gli occhi azzurri. A quel tempo, quando frequentava il collegio delle suore, lei se n’era fatta un complesso, ci piangeva sopra, fino al punto da desiderare: «Vorrei essere maschio, io così non mi sopporto». Ma come si fa a credere alla storia del brutto anatroccolo quando ora ti trovi davanti agli occhi - e devi stropicciarteli per forza - una pin up di trent’anni, misure 92-63-92, e neanche un difetto a cercarlo con la lente d’ingrandimento, se non lo sguardo felino che ti dice chiaro e tondo: «Guai a provarci»...!? Difatti stenti a crederci, a certe storie. Anche perché Saba Wesser è così, tanta, fin da quando s’è scrollata di dosso la sindrome di «ragazza dalla pelle di luna» e ha messo su un carattere (e un fisico) che ti raccomando. La svolta, praticamente quando lei, genovesissima - al secolo fa Michela Raciti, madre di Asmara, padre di Genova - si è sentita fiera delle proprie origini etiopi e ne ha fatto motivo di orgoglio e di riscatto. Nel frattempo, quel colore ambrato della carnagione è diventato carattere molto ambito in passerella, per le sfilate cui Saba ha dedicato parte della meglio gioventù. Il tempo necessario per ritagliarsi uno spazio nel mondo della moda - testimonial di Alviero Martini, modella del fotografo Francesco Caruso -, poi questa donna eclettica e tenace ha voluto ampliare le esperienze: spettacolo, televisione, cinema. La scopre - in senso artistico, naturalmente - Vittorio Sirianni, che la vuole accanto nella «Valigetta del dottore» e, col suo stile navigato, le fa vibrare tutte le corde della passione sotto i riflettori. Quindi, per Saba, arrivano in successione: Rai e Mediaset, Paperissima, Tempi Moderni, Vento di Ponente, Italia su 2, Tv Diari, All Music e pure Echannel Hollywood direttamente da Los Angeles.
Un anno e mezzo a Roma, poi all’estero, e tanta nostalgia della Lanterna, dove finisce per tornare e trovare anche il fidanzato, un imprenditore di 38 anni che non solo non mette paletti alla professione della compagna, ma addirittura la sprona. All’inizio di quest’anno Saba fa la prima esperienza sul set del lungometraggio, per «Mimesis» - thriller mozzafiato, con scene bollenti di erotismo che lei però definisce «esilaranti» -, seguito quasi subito da «Re di bastoni» - sia maledetto chi la pensa male! - con Roberto Vecchioni e Luciano Ligabue come coprotagonisti (loro, rigorosamente vestiti dal primo all’ultimo fotogramma). Quasi sempre era «buona la prima», a parte le scene di bacio con l’attore-regista, che sono state rifatte fino alle perfezione. Ma la consacrazione nel mondo della celluloide promette di essere «Bastardi», in corso di realizzazione a Trani. Innanzi tutto per il cast di prim'ordine: Giancarlo Giannini (tanto argento nei capelli, e molta classe anche in vestaglia), Gerard Depardieu (appena un filo di pancetta, ma fascino da vendere), Enrico Montesano (un grande ritorno dopo decenni di riflessione), Katia Ricciarelli (acuti d’autore), Eva Henger (nudi d’autore), Barbara Bouchet (a volte ritornano). Il regista Andres Arce Meldonado ne ha guidato sapientemente i passi, incanalando nei giusti ambiti le vocazioni al protagonismo. E Saba Wesser si è trovata benissimo: lei, la «piccola principessa», interpreta la figura, misteriosa e intrigante, di una zingara, che è un po’ il jolly della vicenda. Nel film ci sono molte scene d’azione, una rapina, la rivalità di due famiglie. Ma soprattutto c’è Saba, che vuole dimostrare - al mondo, a se stessa, alla bellissima nonna «bilena» che non c’è più - di essere attrice vera, non solo «pelle di luna».