Principio liberale non privilegio

L’Europa ha chiesto informazioni supplementari al governo italiano sull’esenzione dall’Ici degli immobili di proprietà della Chiesa cattolica. Questo rappresenterebbe un vantaggio fiscale per la Chiesa stessa e dunque sarebbe lesivo delle norme dell’Unione europea.
La norma era contenuta nell’ultima Finanziaria del governo Berlusconi e il centrosinistra aveva già protestato a quel tempo. Ha risposto monsignor Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana sostenendo che non c’è nessun privilegio e che questa norma riguarda solo gli edifici che ospitano attività con scopi sociali in vari campi: esistenziale, sanitario, culturale, educativo, ricreativo, sportivo.

 

Qual è la logica per la quale nella Finanziaria si erano esentati dall’Ici questi edifici? È il principio liberale, non confessionale della sussidiarietà. La questione infatti non è quella - come molti hanno detto e diranno in questi giorni - di una serie di privilegi di cui gode la Chiesa cattolica grazie al Concordato. Questa norma è infatti al di fuori del Concordato. La domanda da farsi è un’altra: è arrivato in Italia il tempo di riconoscere, anche fiscalmente, a tutti coloro che fanno cose al posto dello Stato (e meglio dello Stato), in particolare nel campo sociale, un ruolo primario all’interno della società? O vogliamo, forse, continuare a parlare della crisi del welfare e poi non dare uno straccio di aiuto a tutti coloro che questo welfare tengono in piedi con attività sociali, culturali, educative ed altre?

La sussidiarietà non è un principio estraneo all’Europa, che l’ha nel trattato di Maastricht, e non è estraneo alla Costituzione italiana stessa che da qualche anno lo prevede come uno dei suoi principi.
In Inghilterra il Charity Act (che si occupa di tutte le organizzazioni della società civile con scopi sociali) segue esattamente questa logica: paga meno tasse o non le paga proprio chi svolge attività di rilievo sociale sussidiarie nei confronti dello Stato, cioè, al posto dello Stato. Il provvedimento italiano vede la Chiesa tra i suoi beneficiari accanto e al pari di altre religioni e di organizzazioni che operano nel settore non profit, senza scopo di lucro. Sarebbe illogico e venato di discriminazione confessionale un intervento che volesse annullare o ridimensionare questo provvedimento di stampo liberale giustamente adottato dal nostro Paese.

C’è anche una dimensione politica di questo problema che va ad aumentare il tasso di caos presente nel centrosinistra. L’Udeur ha fatto sapere che questo intervento dell’Europa è stato richiesto da membri della coalizione che governa: radicali e sinistra radicale. Se fosse vero questo andrebbe a complicare ulteriormente, e su un punto non marginale, la litigiosità nel centrosinistra. Non è questo il fatto essenziale che invece è la difesa di un principio liberale.