Priorità all’allevamento per salvare l’ippica

Stiamo ansiosamente aspettando le prime mosse del governo ed in particolare le intenzioni del nuovo responsabile del dicastero dell'agricoltura, Luca Zaia, nei confronti del problema dell'ippica e di come lo si intenderà affrontare.
Perché oggi non parlare di «problema» dell'ippica è da irresponsabili, l'ippica è un vero problema per tutti.
Abbiamo ben presente i guai derivanti in gran parte dalla modifica della legge istitutiva dell'Unire con l'intervento del 1999, mi pare di capire che questo «sentiment» (inglesismo molto di moda nell'economia), sia abbastanza diffuso in tutte le categorie, anche se, è altrettanto evidente che il problema sia ancora e solamente un confuso sentimento derivante più dalla disperata condizione di tutto il settore, che da una vera conoscenza del problema specifico.
Tanto più, avendo avuto occasione di leggere alcune bozze di proposte modificative della legge 449/99, mi pare manchino assolutamente di centrare il nocciolo del problema cui più volte ho accennato e ripeto: occorre riportare alla centralità dell'ippica l'allevamento con tutte le sue componenti, non la ricerca di nuovi carrozzoni informi e inutili oltre che incomprensibili, forieri di ulteriore confusione di ruoli e null'altro.
Immagino vi sia la consapevolezza politica che l'ippica ha necessità di riformarsi non tanto per accontentare questo o quello, ma ormai è chiaro, è un problema di sopravvivenza per tutti, non solo per l'allevamento.
Vorrei ricordare a questo proposito, un appello pubblicato a pagamento su un quotidiano ippico una ventina di giorni fa, da parte del responsabile della Federippodromi, avv. Rossi, appello al quale avrebbero dovuto seguire almeno una serie di inchieste giornalistiche di approfondimento, sulle cause di questo malessere dichiarato, invece nulla, come un appello lanciato nel vuoto.
Questo comportamento mi rende molto meno chiaro il quadro generale. Non sono mai stato tenero con i responsabili delle Società di corse e del loro operato contro gli allevatori in particolare, colpevoli di avere rappresentato un baluardo contro qualsiasi intervento politico che rischiasse di portare alla deriva il settore. Come si è verificato con la modifica legislativa di cui sopra che, annullando la connotazione legislativa originaria di tutela e salvaguardia dell'allevamento, portando l'ippica ad essere confusa, come è accaduto, nella marea di giochi messi in campo dal governo, dove non poteva che essere soccombente e cosi è stato.
L'attuale ricerca da parte dell'Unire di modificare gli effetti perversi derivanti dalla cosiddetta legge Bersani, che ha cancellato una rete di raccolta efficiente con una alternativa colabrodo, malgrado gli sforzi ad oggi non ha modificato il quadro preoccupante della raccolta in caduta libera.
Mi augurerei che anche i responsabili delle Società di corse che avranno, come tutti quanti colpe e meriti, si siano resi conto, nel rispetto di ogni specificità di categoria, che l'uscire dalla salvaguardia e tutela dello Stato per l'allevamento del cavallo, sia stato un errore per tutti, non soltanto per l'allevamento italiano.