«La priorità resta mandare a casa Prodi»

Pionati: «Il dialogo sulle riforme è un obbligo ma non limita la nostra opposizione a un governo sempre più distante dal Paese»

da Roma

Senatore Pionati, era davvero necessario, nel cuore della Finanziaria, rilanciare il dialogo sulle riforme?
«Riforme e Finanziaria viaggiano su binari separati. La priorità, per l’Udc, è che Prodi vada a casa ma oggettivamente la maggioranza è militarizzata e non ci sono, al momento, segnali di cedimento».
Veltroni esprime soddisfazione per le aperture di An e Udc. Non avete paura di essere caduti nella rete?
«Magari è lui ad essere finito nella nostra. Non c’è alcuna apertura. Il dialogo sulle riforme è un obbligo istituzionale che prescinde dai vincoli di schieramento e che certamente non attenua l’opposizione al governo. Sulle riforme si discute liberamente senza diktat».
Ma la proposta del centrosinistra avete capito qual è?
«No. È anche per questo che dico che sul terreno della legge elettorale ha più problemi l’Unione rispetto a noi. Mi chiedo: quella di Veltroni è una proposta sua o dell’intera coalizione? Mi sembra più probabile la prima ipotesi».
Veltroni propone il ritorno al proporzionale. Non si rischia di tornare al grande mercato della Prima Repubblica?
«In Italia, oggi, si lavora solo per vincere le elezioni, senza preoccuparsi della capacità di governare. Il punto critico è lì. Bisogna passare dalla logica dei cartelli elettorali a quella delle alleanze politiche omogenee. In questo senso l’idea di Berlusconi di una federazione dei partiti iscritti al Ppe va nella direzione giusta. Solo l’unione tra simili - che il sistema tedesco garantisce - assicura stabilità e dunque governabilità».
Ma non la spaventa l’ipotesi di tornare ai tempi dei governi balneari?
«Avverrebbe il contrario. Il problema, comunque, è capire qual è il parametro di efficienza di un governo, se la durata o la capacità di risolvere i problemi. Nella Prima Repubblica i governi duravano poco e facevano molto. Ora durano tanto ma fanno poco».
Il ritorno di Casini a un vertice della Cdl è un segnale di smussamento delle divergenze?
«Quel vertice dimostra che la ricomposizione del centrodestra può avvenire solo quando ci si sintonizza sui problemi. Altrimenti prevale il chiacchiericcio».
Ora sia voi che An avete due partiti quasi gemelli. Si va verso una frammentazione eccessiva del centrodestra?
«Stiamo giocando un prepartita senza conoscere le regole del gioco e per questo c’è una polverizzazione. Accade con Storace, con i Circoli della libertà ma anche con Manzione nel centrosinistra e, probabilmente accadrà anche a sinistra di Rifondazione. Il difetto è guardare i problemi a valle e non a monte».
C’è il rischio che dalla partita della Finanziaria sia il centrodestra a uscirne indebolito?
«Se ci focalizziamo ossessivamente sulla caduta del governo, il rischio esiste. Ma paradossalmente se il governo resta in sella per noi è soltanto un vantaggio perché aumenta il divario tra l’esecutivo e la gente. La distanza tra Prodi e il Paese è abissale. Il centrosinistra tira a campare per non tirare le cuoia. Ma qualcuno, prima o poi, capirà che tenere in vita Prodi avrà effetti devastanti per il centrosinistra. Mi domando: che interesse ha Veltroni a questo gioco? Dov’è la novità del Pd?».