«Privatizzare il debito pubblico»

RomaUna tassa di scopo per una sorta di «privatizzazione del debito pubblico». È l’idea lanciata ieri dal convegno del Pdl «Abbattere il debito si può e si deve», tenuto a battesimo dal presidente dei senatori, Maurizio Gasparri e dal vice Gaetano Quagliariello: la riduzione del debito è un tema «sul quale non sono possibili divisioni», in quanto il disavanzo tra debito e Pil «è freno per lo sviluppo del Paese».
Il senatore Mauro Cutrufo ha così presentato il primo disegno di legge: l’istituzione di un «contributo straordinario per il riequilibrio del debito pubblico», ovvero l’acquisto da parte di tutti i contribuenti di una quota di circa 400 miliardi di deficit, che poi verrebbero restituiti dallo Stato tramite la dismissione del patrimonio immobiliare e tramite un fondo in cui convergerebbero i proventi della lotta all’evasione. Ci sarebbe inoltre la possibilità di diluire la tassa di scopo in un periodo determinato, ad esempio 30 anni, con un tasso certo, in modo da renderlo sopportabile per tutti i contribuenti. Secondo lo schema contenuto nella proposta di legge, 37 miliardi di tassa di scopo verrebbero dalle persone fisiche, 13 miliardi dai pensionati, 130 miliardi da imprese finanziarie e non finanziarie e 220 miliardi dalle attività finanziare, quest’ultime più colpite in quanto stanno beneficiando ampiamente dei maggiori rendimenti sui titoli di Stato. La tassa di scopo, «sui generis», «non una patrimoniale», e comunque migliore di tutte le piccole tasse annuali, ha spiegato Cutrufo, riuscirebbe a riportare al 95% il rapporto debito pubblico Pil e porterebbe inoltre immediatamente nelle casse dello Stato circa 370 miliardi di euro per pagare lo spread, fermare il pagamento degli interessi passivi, riportare il Pil in attivo e bloccare l’effetto recessivo. La società pubblica che dovrebbe gestire il fondo viene chiamata Riequilibrio Spa, che emetterà bond a tasso fisso pari al valore complessivo della tassazione, di rapida collocazione sul mercato. Il contributo è rivolto a tutti, con l’ eccezione delle fasce di reddito più deboli, ed è applicato in forma progressiva in funzione del reddito realmente percepito. La riduzione del debito pubblico associata all’operazione comporterebbe una riduzione del rischio Paese, che migliorerebbe tutto l’intero mercato dei bond.