Privatizzazione, la Lega tiene a terra la Sea

Oggi vertice a Palazzo Marino, An assente

Chiara Campo

La Lega minaccia di tirarsi indietro, Forza Italia chiede chiarimenti perché se le condizioni fossero diverse «avrebbe delle perplessità» e Alleanza Nazionale vuole restarne fuori («sono affari di altri, non parteciperemo nemmeno al vertice», spiega il capogruppo Stefano Di Martino). La privatizzazione di Sea sta agitando gli animi della maggioranza milanese, che oggi alle 17 si riunirà a Palazzo Marino per far luce sulle novità degli ultimi giorni. Assente il sindaco Gabriele Albertini, sciogliere i dubbi dei consiglieri sarà compito dell’assessore ai Trasporti Giorgio Goggi, del direttore generale Giorgio Porta e degli avvocati comunali. E ad ostacolare la vendita della società aeroportuale ci sono anche i ricorsi annunciati dal centrosinistra, che non ha digerito la decisione presa mercoledì dal sindaco e dal cda di proporre all’assemblea straordinaria di Sea convocata per il 30 gennaio - un giorno prima della chiusura dell’asta per il 33% della quota messa in vendita da Palazzo Marino - la distribuzione di un dividendo straordinario (200-250 milioni di euro) ai soci. La strategia ha sollevato critiche sia dalla maggioranza che dall’opposizione, che la vedono solo come un tentativo per rendere più appetibile la vendita, dopo che la prima asta è andata deserta. «Vedremo se il nuovo piano industriale è compatibile con la vecchia delibera - attacca il capogruppo della Lega Matteo Salvini -: se qualcosa sta cambiando, non si procede. Se i dividendi straordinari fanno parte dei saldi di fine stagione, non se ne fa nulla. La fretta è cattiva consigliera, vogliamo capire come un’asta che è andata deserta un mese fa debba diventare appetibile ora. Pensiamo che al prossimo sindaco debbano essere consegnate aziende solide dai bilanci trasparenti, non accetteremo che l'amministrazione proceda nella vendita solo per appuntarsi una medaglietta sul petto».
Forza Italia, spiega il capogruppo Manfredi Palmeri, «è favorevole al maxidividendo se costituisce un’opportunità in più per acquisire risorse per il Comune senza impoverire la società. Avremmo perplessità qualora fosse interpretabile come una variazione surrettizia delle condizioni di vendita». Pronti a fare ricorso su questo punto, oltre che sul prolungamento dei termini di gara, i Ds: «L’assemblea che dovrebbe approvare la modifica - sottolinea il capogruppo Emanuele Fiano - guarda caso si tiene un giorno prima che si chiuda l’asta». L’assessore Goggi assicura che «non si tratta affatto di un regalo all’eventuale acquirente privato, chi si compra una quota della società ha il diritto di acquisire anche la sua riserva straordinaria». Il segretario lombardo di Fit Cisl Dario Balotta sostiene invece che così «l’acquirente anziché pagare 600 milioni è come se ne pagasse circa 540, essendo di 60 milioni la quota che gli spetterebbe col maxidividendo».