Privatizzazioni bloccate: schizza il carovita. Scontro Unione-Prodi

A Montecitorio la
commissione Bilancio
vara un testo
incompleto e dice no
al progetto Lanzillotta
sulle municipalizzate. Verso una nuova fiducia. <a href="/a.pic1?ID=226390" target="_blank"><strong>Ici, i sindaci rossi in rivolta: niente sconti alle Coop</strong></a><br />

da Roma

Aria di voto di fiducia alla Camera sulla legge finanziaria. Due gli elementi che spingono per questa soluzione. Il primo. I lavori della Commissione Bilancio di Montecitorio sono andati a rilento per tutta la settimana: ed in serata è stato approvato un testo ancora incompleto in molte sue parti. Domani comunque la manovra approderà nell’aula di Montecitorio. Il secondo elemento che fa pendere il barometro verso il voto di fiducia è la scelta della maggioranza di respingere l’emendamento del governo per inserire nella manovra anche il disegno di legge sul riordino delle aziende municipalizzate.
Si tratta del disegno di legge sponsorizzato da Linda Lanzillotta, ministro degli Affari regionali, e che il governo aveva presentato come «collegato» alla precedente legge finanziaria. Da un anno esatto il provvedimento è fermo al Senato, in quanto gli enti locali sono contrari a privatizzare le rispettive aziende municipalizzate. E contro il provvedimento sono tornate a schierarsi Regioni e Comuni. Da qui la scelta della commissione di non trasformarlo in un emendamento alla manovra.
È assai probabile, a questo punto, che il ddl Lanzillotta possa entrare a far parte del maxi emendamento sul quale il governo chiederà la fiducia alla Camera. Ed in tal modo, sarà possibile «recuperare» il provvedimento, altrimenti destinato a restare chiuso in un cassetto del Senato.
Prima del voto finale, la commissione Bilancio, in una delle sue riprese dei lavori, ha fatto in tempo a introdurre in manovra una norma sugli stipendi dei manager. Finora, la Banca d’Italia e le diverse autorità erano state esentate dal tetto di 274mila euro di stipendio. Ora, su proposta di Roberto Villetti (Rosa nel pugno) viene fissato il principio che lo stipendio del governatore della Banca d’Italia, ma anche quello del presidente dell’Antitrust, non potrà superare i 548mila euro.
Nella notte scorsa, poi, la Commissione ha inserito in manovra un emendamento sui mutui proposto dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Prevede che le banche siano obbligate a offrire ai propri clienti un piano di ristrutturazione delle rate del mutuo «in modo da ridurre significativamente l’impatto sulle rate determinato dall’aumento dei tassi d’interesse». Sempre sui mutui, la maggioranza approva una misura che scarica sul bilancio pubblico l’eventuale sospensione (per un massimo di 18 mesi) del pagamento delle rate. Ovviamente a condizione di dimostrare che non si è in grado di pagarle.
Rispunta alla Camera l’ipotesi di creare un «Mister Prezzi». Una sorta di controllore delle dinamiche dei prezzi. Sarà un dirigente del ministero dello Sviluppo economico. Iniziativa che le organizzazioni dei consumatori contestano: Mister Prezzi, infatti, avrà poteri limitati qualora scoprisse andamenti anomali.
Secondo Guido Crosetto, Forza Italia, il governo si «è comprato la sua maggioranza con una quantità enorme di norme microsettoriali». I verdi, per esempio, ottengono finanziamenti per la creazione di piste ciclabili su vecchi tracciati ferroviari. Ed è stato istituito il contributo di un centesimo a litro di benzina per l’ambiente. Tutta da dimostrare, infine, l’efficacia della norma che riduce le tasse sul Tfr. L’entità dello sconto sarà affidato a una commissione. L’orientamento era quello di ridurre le aliquote dal 23 al 18%, ma le risorse non sono sufficienti. Così, difficilmente chi andrà in pensione nel 2008 potrà beneficiarne.