«È un privilegio, possiamo parlare con i giocattoli e loro ci rispondono»

E per finire Lapo Elkann. Presidente della pallavolo Sparkling. La famiglia Agnelli continua a non farsi mancare nulla nello sport. I comandamenti di famiglia prevedono donne e motori, palloni e industria. Così faceva Gianni che per sette anni si prese la briga di presiedere la Juventus (’47-54) tradendola con lo sci, le zingarate in Costa Azzurra e a Capri, varie ed eventuali. Suo fratello Umberto avrebbe raccolto l’eredità sportiva nel ’55 all’età precoce di ventuno anni, chiamato a sistemare una Juve in altissimo mare. La passione per i cavalli, non da corsa ma da maneggio, da concorso, equitazione insomma, erano una memoria degli anni Quaranta, intanto il flirt con Enzo Ferrari proseguiva, le automobili, quelle veloci poi, facevano parte del menù quotidiano e del piacere del brivido. La vela era l’occasione per il diporto e per stare con gli amici. Il pallone, secondo l’Avvocato, era «qualcosa per occupare le domeniche». Lo sport era uno dei passaggi obbligatori per l’educazione della dinastia, serviva per imparare il sacrificio, lo spirito del gruppo, per raggiungere il risultato e ad accelerare il corso di manager per l’industria di famiglia. Cito un aneddoto al riguardo, Vittore Catella era il capo pilota della flotta aerea privata di Agnelli, un giorno l’Avvocato, durante un volo, chiese a Catella: «Lei facendo questo mestiere dimostra di amare il rischio». Catella abbozzò un sorriso e rispose: «Sì, il rischio mi coinvolge». «Bene, da domani lei sarà il presidente della Juve», dove il rischio era meno drammatico ma più imprevedibile. Vennero i giorni della Sisport Fiat, un settore della casa madre per consentire a dipendenti ma soprattutto agli atleti di tenersi in forma e di sventolare la bandiera. Pietro Paolo Mennea (tra l’altro tifoso della Juve, guarda un po’ le combinazioni) e Sara Simeoni i punti di riferimento, con Boniperti, altra combinazione, a capo di questo settore. Soltanto Edoardo era rimasto fuori dal circolo, pur apparendo in qualche esibizione bianconera per dovere di casato più che per diletto, suo cugino Giovanni Alberto arrivò ad allenarsi con la squadra di Trap, Platini e Boniek ma dopo alcune uscite notturne verso Montecarlo fu allontanato dal ritiro monacale (!) di Villar Perosa. John Elkann ha ricevuto per eredità la Fiat e la Juventus, di quest’ultima si occupa per dovere, non si segnalano particolari forme di entusiasmo cosa che invece appartiene a Lapo, il più vicino a Gianni Agnelli. Lapo porta un tatuaggio con lo stemma bianconero sul polso, adesso ha accettato la carica di presidente della Sparkling, sta lavorando a un progetto per il rugby (vuole portare i mondiali in Italia), la tradizione continua, come disse l’Avvocato a spiegazione del fenomeno: «È un privilegio, possiamo parlare con i nostri giocattoli e loro ci rispondono».