«Il problema-chiave è il reinserimento»

«L’indulto, in termini numerici, e nell’immediato, ha riparato al dramma della carceri lombarde, ormai sovraffollate e al limite del collasso. Ma il problema si riproporrà, se non troviamo soluzioni alternative, e non cerchiamo di favorire l’inserimento sociale dei detenuti». Per Luigi Pagano, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, i dati sui primi mesi dall’entrata in vigore del provvedimento sono «confortanti». Eppure, qualche ombra resta.
Provveditore, quanto durerà la «primavera» dei penitenziari?
«La situazione delle carceri è migliorata dopo l’indulto. Ma dobbiamo evitare il riaffollamento. Altrimenti, nel giro di un anno ci ritroveremo ad affrontare le stesse emergenze».
Quale percorso consiglia?
«Il problema è quello di lavorare bene in prospettiva per il reinserimento dei detenuti, attraverso le attività di formazione e le attività scolastiche. Ma soprattutto, non bisogna lavorare sull’onda dell’emergenza, ma farlo sistematicamente affinché le persone che escono dal carcere non tornino a delinquere».
Qualcuno propone che per fare fronte al problema del sovraffollamento, si costruiscano nuove carceri.
«Preferisco non entrare nella polemica relativa alla necessità di nuove strutture. Da un lato, perché il nostro patrimonio carcerario, al di là delle carceri di San Vittore e Brescia, è piuttosto nuovo. E poi perché per certe realtà - e penso innanzitutto alla tossicodipendenza - il carcere forse ha fatto il suo tempo».
Dunque?
«L’appello è quello che le istituzioni lavorino assieme, così come è accaduto nel momento dell’emergenza. La collaborazione tra le strutture penitenziarie, le autorità giudiziarie, le questure, gli educatori e assistenti sociali, può favorire il ritorno dei detenuti nell’ambito sociale, ed evitare pericolosi contraccolpi. Dobbiamo gettare le basi per un circuito penitenziario regionale dove le caratteristiche di ogni singolo istituto o ufficio abbiano linee di indirizzo e di intervento comuni».