Un problema in più per l’Italia

Con 620mila abitanti, meno di Genova, sparsi su un’area di 14mila chilometri quadrati, quanto l’Abruzzo, il Montenegro ha votato, stando agli exit poll, la secessione dalla Serbia, con la quale era federata dal 2003. Secondo le proiezioni delle 23,30 di ieri, la maggioranza è di poco superiore alla soglia richiesta del 55 per cento, cioè del 55,3 per cento. Il fronte che sostiene la permanenza della federazione serbo-montenegrina ha però proclamato che occorre attendere i risultati completi, previsti entro la notte.
L’affluenza alle urne è stata alta: 87% degli aventi diritto, fra costoro i montenegrini residenti all’estero, ma non i montenegrini residenti in Serbia, un delirio giuridico. Per essere approvata, la secessione doveva far andare alle urne almeno il 50% degli aventi diritto e ottenere il 55% dei voti, ulteriore delirio giuridico. Si pensa che le guerre nascano per i nazionalismi e forse, talora, è così, ma c’è chi ai nazionalismi dà modo d’avere seguiti imponenti. Che derivano da una insolita catena dei fatti qui elencati.
Paradosso d’una secessione: il Montenegro si è separato dalla Serbia, liquidando una federazione ideata non da Milosevic e dal Partito socialista serbo, ma da Solana e dai suoi eurocrati, i reduci di un 1968 pieno di «voglia di comunismo», diventati nel 1999 bombardieri dell’ultimo Paese europeo comunista insieme al postcomunista D’Alema, allora presidente del Consiglio, oggi ministro degli Esteri italiano.
Pretesto d’una secessione: il Montenegro dice di aver abbandonato la Serbia perché essa non ha consegnato al Tribunale penale internazionale dell’Aia gli accusati di crimini di guerra Mladic e Karadzic, così l’Ue aveva rotto le trattative per l’adesione della Serbia-Montenegro all’Ue; ma proprio il capo del governo montenegrino, Milo Djukanovic, al potere dal 1991, nel 1992 aveva impedito la secessione col suo atteggiamento ostile nel precedente referendum (allora era stato il 66% dei montenegrini a voler restare jugoslavo). E sempre Djukanovic nel 1995 sosteneva il bombardamento serbo della croata Ragusa/Dubrovnik.
Origini d’una secessione: esclusa la Ue, a volerla sono state l’internazionale del crimine, impiantata sulle rive orientali dell’Adriatico, e una lobby negli Stati Uniti, se è vero che Madeleine Albright ha acquistato Telekom Montenegro.
Prospettiva d’una secessione: in vista non c’è una guerra con la Serbia, che col Montenegro perde lo sbocco al mare, ma certo c’è il gelo; se non ci sarà guerra, non ci sarà neanche pace in un’area tuttora in stato armistiziale, che ci resterà finché alla Serbia si toglierà il toglibile senza darle quel che le spetta. Dopo il Montenegro, anche il Kosovo seccederà di diritto, oltre che di fatto. Ma alla Repubblica Serpska di Bosnia si nega di federarsi con la Serbia...
A questo punto la piccola marina militare della Serbia-Montenegro potrà autoaffondarsi o passare al secondo. Improbabile l’autoaffondamento. La cosa riguarda anche l’Italia, perché per giugno erano previste le seconde manovre congiunte con la nostra Marina militare.
Non è solo questo il problema per l’Italia. I flussi criminali provenienti dall’Est europeo e dall’Asia minore sfociano nell’Adriatico grazie alle «agevolazioni» offerte, oltre che dall’Albania, dal Montenegro. La polizia serba è stata un argine; ora l’argine non c’è più. La prima linea contro ogni tipo di traffico si sposta quindi sulle coste fra le Marche e la Puglia. La Marina militare italiana dovrà ancor più diventare sussidiaria della Guardia di finanza, in attesa di attriti maggiori che tutti prevedono quanto tutti negano.