«Il problema più urgente? Ci sono pochi vaccini per la semplice influenza»

«In Italia su 18 milioni di persone a rischio solo otto si immunizzano. Ma per gli anziani e i soggetti più deboli è un vero e proprio salvavita»

Enza Cusmai

da Milano

L’unica certezza in tanta confusione è che l’influenza arriverà. Ma quella stagionale. Gli esperti l’aspettano già a dicembre, colpirà dai 3 ai 5 milioni di persone, il 30% saranno bambini. Non sarà molto virulenta e avrà sintomi analoghi a quella dell’anno scorso. Durerà mesi e per questo motivo due super esperti, Pietro Crovari e Fabrizio Pregliasco, raccomandano di non assaltare le farmacie, non vaccinarsi prima di metà novembre, altrimenti non ci sarà copertura a febbraio quando il virus influenzale rialza la testa e miete le sue vittime. E la pandemia, allora? Pietro Crovari, professore di Igiene all’università di Siena, trasmette messaggi rassicuranti al riguardo. Ci sarà ma non è dietro l’angolo. Forse passeranno addirittura anni prima che si presenti al mondo. «L’unico pericolo certo è l’influenza che ci colpisce ogni anno di cui conosciamo praticamente tutto. Quella aviaria è solo potenziale».
E il catastrofismo degli americani? «Bisogna distinguere la strumentalizzazione di certi argomenti da quella è che la realtà. Anche se non è facile. Senza un po’ di chiasso nessuno sta a sentire, ma se il chiasso è eccessivo si rischia la psicosi di massa. La virtù sta nel mezzo. Dunque è giusto fare programmi e muoversi. Bisogna tenere sveglia la gente. Ma nessuno è in grado di dire quando la pandemia si presenterà. Anche i più catastrofisti annunciano che sarà inevitabile ma sui tempi non si sbilanciano». Il virus cattivo, l’H5N1 che infetta anche gli uomini, fa paura, pero. È Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore all’università di Milano a rispondere. «I casi di contagio sono stati rilevati nel sud est asiatico dove se ne vedono di tutti i colori. Un uomo si è ammalato in Vietnam perché si era bevuto sangue di un’anatra risultata infetta. Un altro spennava animali in maglietta senza alcuna protezione, altri erano macellai e alcuni vivevano, anzi, dormivano con i polli».
Casi estremi, dunque, che non significano l’inizio di una pandemia o che il virus si sia combinato nell’uomo. Ma questo allarmismo crescente, allora? «Spaventa il fatto che ci sono milioni di polli morti - aggiunge Pregliasco -. Se a un’epidemia esagerata si associa il ricordo delle pandemie del passato, il panico è assicurato». Aggiunge Crovari: «L’influenza aviaria che ci sta circondando è stata descritta già nel 1870 da un veterinario italiano. Noi vediamo in chiave moderna un fenomeno che c’è già stato. Ma attenzione, la peste dei polli non è mai stata collegata a una pandemia umana».
In pratica, ricorda Crovari, quando c’è stato un rimescolamento tra virus aviario e umano non è avvenuta la moria degli animali. «La pandemia si è scatenata quando ha voluto il virus. Sono due anni che muoiono polli ma non è successo ancora niente». E l’esortazione alle vaccinazioni di massa per l’influenza generica? «Non si tratta di fare vaccinazione di massa ma di immunizzare bene le categorie a rischio e gli ultrasessantacinquenni - precisa Crovari -. Un obiettivo lontano in Italia: su 18 milioni di italiani a rischio solo poco più di 8 si vaccinano. Solo per gli anziani si riesce a raggiungere la copertura di circa il 70% (su quasi 11 milioni di persone). Per le altre categorie non si raggiunge neppure la copertura del 20%».
Ma questo cosa c’entra con la pandemia di origine aviaria? «Una vaccinazione di massa avrebbe un effetto indirettamente positivo sulla futura pandemia, perché ha già messo in funzione la macchina dell’organizzazione nazionale. Così quando arriverà il morbo tanto temuto la macchina che è stata oliata e tenuta con il motore acceso, partirà senza problemi. E in tre mesi tutti potremo vaccinarci contro il virus pandemico». Anche Pregliasco la pensa allo stesso modo.
«Bisogna aumentare la capacità produttiva dei vaccini nel mondo. In un anno interpandemico come questo, le aziende producono più vaccini così sono pronte nel momento in cui scatta l’emergenza». L’allerta, secondo gli esperti c’è ma dev’essere mirata a preservare gli animali. «I veterinari sostengono che si debba ridurre la densità degli allevamenti: non troppo piccoli ma neppure troppo grandi» aggiunge Crovari che avverte: «La sorveglianza in campo veterinario deve rimanere sempre alta. Dal punto di vista umano si può solo fare scorte di antivirali che hanno una scadenza lunga (4-5 anni)e nulla di più». E proprio ieri la Roche ha annunciato che aumenterà la produzione di Tamiflu, un farmaco validissimo anche per arginare l’influenza stagionale se presa in modo tempestivo.
Un accenno ai bambini. Marta Ciofi, direttore del reparto di epidemiologia di malattie infettive del centro nazionale nell’Istituto superiore della sanità raccomanda il vaccino antinfluenza per tutti i bambini dai sei mesi in su con malattie croniche: asma cronica e cardiopatie congenite, bambini con il diabete. Attualmente solo il 9% di questi piccoli viene vaccinato.