«Il problema sono le Procure Ora evitino fughe di notizie»

Registrazioni autorizzate anche per i reati contro l’amministrazione, la pedofilia e le molestie

da Roma

Presidente Francesco Pizzetti, come Garante della Privacy lei è intervenuto spesso contro la diffusione delle intercettazioni. La nuova legge in arrivo sarà anche frutto del lavoro dell’Autorità?
«Non conosco il testo, solo le anticipazioni e mi auguro che, dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri, saremo consultati sulle norme. Negli ultimi tre anni siamo intervenuti più volte, anche nella relazione annuale, per sottolineare l’importanza di tutelare i dati delle intercettazioni giudiziarie e nella scorsa legislatura i nostri suggerimenti sono stati in parte raccolti nel disegno di legge esaminato dalla Camera, che oggi sembra costituire una delle basi di quello del governo Berlusconi. La nostra azione, finora, ha avuto risposte soddisfacenti e incisive dai gestori telefonici ma, purtroppo, non altrettanto dagli uffici giudiziari, malgrado i nostri appelli ai ministri competenti, ai procuratori generali, al Csm».
La magistratura è poco sensibile al problema della privacy?
«Sicuramente influiscono le note carenze organizzative della giustizia, ma tocca comunque agli uffici giudiziari vigilare adeguatamente per evitare fughe di notizie e garantire che eventuali violazioni delle norme siano individuate e punite».
In quale modo, secondo l’Autorità, questo si deve realizzare?
«Abbiamo da tempo raccomandato la creazione di sale di ascolto presso le procure e non esterne; la necessità di restringere la cerchia di chi opera sulle intercettazioni; di conservare i testi in un archivio riservato nelle procure; di individuare chiunque vi acceda; di selezionare le conversazioni necessarie per il dibattimento e quelle che non lo sono. Questo, soprattutto per dare la massima tutela ai cosiddetti “terzi incolpevoli”, chi partecipa inconsapevolmente alle conversazioni, chi viene citato in esse, chi è vittima o comunque, perché familiare o altro, può subire dalla loro diffusione una lesione della dignità. È importante separare il grano dal loglio».
Perché, secondo lei, gli uffici giudiziari non hanno risposto alle vostre sollecitazioni come hanno fatto i gestori telefonici?
«Sui gestori, naturalmente, possiamo più facilmente usare il potere di blocco. Diverso è per gli uffici giudiziari, data la delicatezza della loro funzione. Così in alcune procure, come quella di Torino, c’è grande attenzione al problema mentre in altre no. Non c’è ovunque lo stesso livello di protezione dei dati. Su tutto pesa la carenza culturale in materia del nostro Paese, dove si registra un generale ritardo. Ma garantire la protezione delle informazioni raccolte è, innanzitutto, nell’interesse della magistratura, che dalla diffusione può avere danni alle sue inchieste».
Per cambiare le cose quanto sono importanti nuove leggi?
«Le leggi sono utili, ma deve cambiare tutto l’approccio culturale al tema della privacy, anche perché ci sono le intercettazioni telefoniche ma il campo è molto più ampio e riguarda in particolar modo il mondo on line. Come ho detto al ministro Brunetta anche lo sforzo per incrementare la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica deve andare di pari passo con il livello di protezione dei dati. Importanti sono poi le misure tecniche per garantire la riservatezza».
Il numero così alto delle intercettazioni in Italia espone a maggiori rischi?
«Limitare o meno il numero non ci compete, perché per noi il problema di proteggere la privacy è lo stesso sia che le intercettazioni siano una o centomila. Ma il rischio di violazione è proporzionale al livello di protezione delle informazioni. E le misure sono ancora inadeguate. Ecco perché non basta intervenire sui gestori telefonici o appellarsi al codice deontologico dei giornalisti perché almeno lascino fuori dalla divulgazione i “terzi incolpevoli”, bisogna innanzitutto che gli uffici giudiziari adottino tutti provvedimenti necessari per garantire la riservatezza delle intercettazioni e dei dati di traffico telefonico, dei tabulati».