Problemi, errori, crisi: Inter e Milan fanno pari

Le due milanesi sono in difficoltà. Galliani: "I critici si ricrederanno". Moratti: "Sono preoccupato per la Champions". Tre giornate di squalifica a Maicon

Ce la siamo già giocata. Dov’è finita quella Milano calcisticamente da bere che l’anno passato sfavillò con l’Inter in Italia e con il Milan in Europa? Cielo grigio su, foglie gialle giù. Ora è tutto questo. Anche se Galliani punta il dito contro gli infedeli, con tanto di ammonimento: «Chi ci critica ora, a fine stagione si ricrederà. Ci rifaremo presto». E Moratti canta il ritornello in toni più morbidi: «Non sono preoccupato, anzi fiducioso. L’allenatore è lo stesso, i giocatori anche, le motivazioni pure. La squadra c’è, deve solo ritrovare meccanismi di gioco che sembravano ormai naturali».

Non resta che attendere. Ma senza prendersela con troppa comodità. Nè valgono le scuse fino ad ora sventolate. Il Milan: lo scudetto viene dopo coppa Intercontinentale e Champions. L’Inter: siamo una squadra di corazzieri, serve tempo per trovare i giri pieni. Sarà pur vero ma le sfide che contano cominciano a farsi sotto. Moratti è un po’ preoccupato per l’Europa: «Delle prossime tre partite (Samp, Roma e Psv, ndr) conta soprattutto quella di Champions». Galliani evita distinzioni: «Non esiste un Milan italiano ed uno europeo».

L’andamento ondivago di queste prime partite di campionato, a cui l’Inter aggiunge gli strafalcioni di coppa, dice che le due squadre hanno un elenco di problemi di risolvere. Galliani ha parlato di assenze che condizionano. «E non c’è una regola perchè segnino solo gli attaccanti, va bene se fanno gol anche i difensori». Moratti, intervenuto alla presentazione del libro «Ora sei una stella» scritto da Luigi Garlando, giornalista della Gazzetta dello sport, ha ricordato i problemi della difesa, di un gioco che non decolla. «Servirà Vieira, ma non acceleriamo la guarigione. Per non rischiare ricadute».

Intanto l’Inter ha perso Maicon per tre giornate. «Per aver colpito, a gioco fermo, il gluteo di un avversario», dice il giudice. «Si è buttato fuori da solo, anche se tre giornate non le aspettavamo. Sono eccessive», ha concluso il presidente. Seguirà ricorso della società.
Ma i problemi di Milan e Inter non si fermano qui. Se i brasiliani dell’Inter stanno tenendo botta, quelli del Milan non se la passano benissimo. Il gruppo di Ancelotti ha almeno tre punti deboli: l’assenza di Ronaldo che sa segnare i gol e magari rende più pericoloso il gioco d’attacco; i ricambi mai all’altezza dei titolari; il calo fisico dei titolari quando giocano tre partite di fila. Aggiungete gli alti e bassi nelle prestazioni di uomini top: Nesta gioca bene una partita, poi si inginocchia davanti alle finte degli avversari, Seedorf e Kakà alternano grandi momenti ad altri in cui rifiatano, il pericolo pubblico numero uno, ovvero Dida e quella strana arte del parare. Infine la maledizione che sta inseguendo Gilardino: non segna neppure se mette una buona parola qualche santo protettore.

Non se la passa meglio l’Inter che ha trovato un portiere fra i primi al mondo, ma ritrovato una difesa di cristallo ad effetto thrilling. Dice Moratti: «Forse c’è in tutti la preoccupazione per le assenze, si sentono indispensabili e magari si frenano. Samuel dobbiamo tenerlo sotto una cappa di vetro per la Champions». Ma poi c’è un gruppo di giocatori in difetto di forma (Cambiasso, Stankovic, Burdisso, Cordoba, Maxwell, Cruz, Dacourt), il centrocampo che non regge (Stankovic e Cambiasso così sbiaditi da non sembrare veri), un gioco che non si sviluppa, punte in affanno, le solite incomprensioni da spogliatoio. Moratti ha garantito sul futuro di Mancini: «Non corre alcun rischio, sono sicuro che farà bene. Può stare tranquillo». Piuttosto gli ha allungato un consiglio: «Herrera inventò i cartelli nello spogliatoio per motivare la truppa, se può servire li usi anche lui». Pillole di grande Inter. Pillole di grande Milano.