Problemi di guida

C hi l’ha detto che l’Italia dello sci alpino non ha vinto ancora nulla? Abbiamo un oro e un argento, e ieri abbiamo pure sfiorato un bronzo. Non siamo impazziti, vogliamo solo considerare un po’ italiane le medaglie vinte da allenatori italiani: Mauro Cornaz per Deneriaz, il povero Seve Bottero per Chenal e Heinz Platter per la Vanderbeek, ieri quarta nel superG. Non vogliamo dire che la colpa della disfatta sia degli allenatori, la rassegnazione dei nostri però è sintomo di guida debole, l’indizio di qualcosa che non va. Negli atleti, sicuro, ma anche in chi dovrebbe motivarli. Si dice che la bravura dell’allenatore dipenda dalla bravura dell’atleta, ma se uomini come Cornaz, come lo scomparso Bottero e come Platter hanno sempre trovato sulla loro strada atleti vincenti non è un caso, forse è più probabile che siano stati loro a farli diventare tali, tanto più visto che né Deneriaz, né Chenal né la Vanderbeek sono fuoriclasse. Cornaz in Italia fece miracoli con i discesisti negli anni Novanta, quando dietro a Ghedina, un fenomeno, c’era una squadra intera che si piazzava e, spesso, vinceva. Platter in Svezia ha trionfato con Pernilla Wiberg, ma ha anche plasmato il talento di Anja Paerson e fatto vincere una mediocre come la Ottoson. Tornato in Italia si è dedicato alla Putzer e con lei ha sfiorato la coppa generale, prima di emigrare in Canada. Non sono le cyclette e i pali e le gallerie del vento invocate da Isolde Kostner a mancare ai nostri, se la federazione ha una colpa è quella di non aver saputo trattenere i tecnici che aveva in casa, e proprio Isi dovrebbe farsi un esame di coscienza per ciò che riguarda Cornaz, che lei non ha voluto. Quando mancano i fenomeni ci vuole qualcuno capace di tirare fuori il meglio dai normali. E gli azzurri di oggi, Nadia Fanchini a parte, sono solo normali.