Procedura d’infrazione Ue per il Ponte di Messina

L’Italia ha 60 giorni per rispondere. Matteoli: la decisione politica del governo è di realizzare l’opera

da Milano

La Commissione europea ha confermato ieri di avere aperto una procedura di infrazione contro l'Italia per il mancato rispetto delle regole Ue sull'impatto ambientale del ponte sullo stretto di Messina. L’ha detto il portavoce del commissario all'Ambiente, Stavros Dimas, sottolineando che la procedura è stata avviata il 18 ottobre perché lo studio di impatto ambientale mandato a Bruxelles dal governo italiano «a nostro giudizio non è stato fatto in maniera appropriata».
L'Italia ha ora 60 giorni per inviare all'esecutivo comunitario una risposta ai dubbi espressi dai servizi della direzione generale ambiente. Se le spiegazioni non saranno appropriate, ha confermato il portavoce, la Commissione europea potrebbe decidere di non elargire i fondi comunitari per la realizzazione dell'opera ai quali l'Italia ha diritto in quanto il ponte è inserito nelle 30 opere giudicate idonee a ricevere i finanziamenti di Bruxelles. Ma, ha comunque sottolineato, «siamo solo alla prima fase della procedura» e «se l'Italia ci darà delle informazioni appropriate sull'impatto ambientale non ci sarà alcuna ragione per bloccare i fondi europei». Il 12 ottobre scorso il Ponte sullo Stretto spa ha comunicato che il consorzio capeggiato da Impregilo si è aggiudicato la gara per la costruzione per 3,88 miliardi.
«Leggeremo le motivazioni e risponderemo. La decisione politica del governo comunque rimane quella di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina» ha commentato il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli. E la società guidata da Pietro Ciucci in attesa di conoscere i dettagli afferma in un comunicato che «fornirà alle competenti autorità tutte le informazioni occorrenti». Nel comunicato si ricorda peraltro che le stesse ipotizzate violazioni della normativa comunitaria in tema di direttiva “habitat” e direttiva “uccelli”, «sono state recentemente ritenute insussistenti dal Tar Lazio e in appello dal Consiglio di Stato». Per i verdi sono a rischio i finanziamenti europei mentre per il Wwf l’Italia non rispetta le direttive europee. Il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti, infine, chiede al governo di bloccare immediatamente i lavori.