Processata nel talk show non regge e si uccide

La presentatrice Nancy Grace è un’ex investigatrice e aspirante magistrato. La sua trasmissione è tra le più seguite d’America

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Accusata in televisione di avere simulato il rapimento del figlio, una madre di 21 anni ha condannato a morte se stessa. Si è sparata con la pistola del nonno, prima che fosse trasmessa l'intervista alla Cnn che aveva messo a fuoco i sospetti su di lei. La vicenda ha provocato negli Stati Uniti lo stesso interesse morboso con cui viene seguito in Italia il processo ad Anna Maria Franzoni per il delitto di Cogne. Al centro della polemica sono i metodi di lavoro di una famosa giornalista, Nancy Grace, che in passato ha fatto parte del personale investigativo di un giudice federale e qualche volta si comporta come se fosse in tribunale invece che in uno studio televisivo. D'altra parte la polizia ha indicato che intende approfondire le indagini su Melinda Duckett, la giovane madre che si è tolta la vita. Un portavoce non ha voluto precisare se vi siano sospetti su di lei, ma ha spiegato che gli investigatori stanno ricostruendo i suoi movimenti nel giorno in cui il figlio di due anni è scomparso, e hanno sequestrato in casa sua un computer, una macchina fotografica e alcune pagine di appunti.
La scena del dramma è a Leesburg, una cittadina di 20mila abitanti in Florida, 70 chilometri a nord di Disneyworld. Melinda Duckett abitava sola con il figlio di due anni, Trenton, e cercava di rifarsi una vita dopo un divorzio astioso. L'ex marito, Josh, aveva 21 anni come lei e non era in grado di darle soldi per mantenere il bambino. D'altra parte la loro vita in comune era stata una continua scenata e ora comunicavano soltanto attraverso gli avvocati. All'inizio dell'estate Melinda era stata licenziata e il bambino stava diventando un peso per lei.
Il 28 agosto, la donna ha raccontato alla polizia che la sera prima aveva coricato il figlio ed era rimasta a guardare un film in tv. Quando era entrata in camera da letto aveva trovato un taglio nella zanzariera. Trenton era scomparso.
Il padre del bambino è stato il primo ad essere sospettato, e per scagionarsi ha chiesto di essere sottoposto a un esame con la «macchina della verità». Melinda ha rifiutato di fare lo stesso.
L'altro personaggio di questa storia è Nancy Grace, una giornalista con un passato singolare. Voleva diventare professoressa di inglese quando il suo fidanzato fu ucciso per caso in una sparatoria per strada tra bande rivali. Da quel momento la ragazza decise di dedicarsi alla lotta al crimine. Si laureò in giurisprudenza e stava facendo pratica per entrare nella magistratura quando ricevette un'offerta da Court Tv, un canale televisivo che si occupa esclusivamente di cronaca giudiziaria. Oggi è una delle conduttrici più note della Cnn.
Nancy Grace non crede al racconto di Melinda Duckett. Si è fatta mandare dalla Cnn in Florida e ha annunciato ai giornali locali che intendeva scoprire la verità sulla sorte del piccolo Trenton: «È molto strano che un bambino sia rapito dalla casa della madre, se la famiglia non è in grado di pagare un riscatto».
Il 7 settembre, Nancy Grace ha intervistato al telefono Melinda Duckett. Le ha domandato se potesse dimostrare di avere trascorso il pomeriggio del 27 agosto in un centro commerciale con il figlio come sosteneva, e perché avesse paura della macchina della verità. L'intervista è finita con la giornalista che batteva il pugno sul tavolo gridando: «Avanti, parla! Perché non ci vuoi dire cosa hai fatto quel giorno?». L'intervista registrata è stata trasmessa dalla Cnn venerdì ma Melinda non l'ha mai ascoltata. Giovedì è andata in casa del nonno, Bill Eubank, il solo che le fosse rimasto vicino dopo il divorzio. Sapeva che avrebbe trovato in un cassetto la pistola con cui si è tolta la vita.
L'ex marito non crede alla sua innocenza e ha rifiutato di assistere ai funerali. Il nonno la difende. «Melinda - ha detto - non sarebbe capace di fare male a una mosca. Si è uccisa per la vergogna di essere stata trattata come una criminale in televisione».