Processati i poliziotti che arrestarono i no global

Piero Pizzillo

A cinque anni e mezzo circa dai tragici giorni del G8, quando la città fu messa a ferro e fuoco dai no global di diverse estrazioni e da tute di vari colori, mentre è ancora «in sonno profondo» il più importante processo relativo al G8, quello a carico di 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio (da marzo le udienze sono sospese), la magistratura genovese continua a processare appartenenti alle forze dell’ordine. Ieri il giudice Maria Teresa Rubini, su richiesta del pubblico ministero Francesco Cardona Albini, ha rinviato a giudizio 4 poliziotti (difesi dagli avvocati Alfredo Biondi, Giorgio Zunino, Alesandra Baudino e altri legali) con l’accusa di falso in verbale d’arresto di due manifestanti spagnoli, calunnia a danno degli stessi, e abuso d’ufficio). Accuse che ovviamente dovranno passare al vaglio della seconda sezione del tribunale (il processo inizierà il 6 dicembre) e degli eventuali altri due gradi di giudizio.
Sono le 15,30 del 20 luglio quando in piazza Manin si verificano violenti scontri tra polizia e appartenenti al blocco nero (i famigerati black block). È una di quelle scene più volte viste nei filmati, con auto in fiamme, persone che fuggono, gente insanguinata. I poliziotti arrestano Sesma Gonzales per aver lanciato una molotov e Lorente Garcia in quanto, avvicinatosi per chiedere notizie dell’amico, manovrando una spranga di ferro resiste agli agenti. I due spagnoli dinanzi al gip e successivamente in «rogatoria» respingono gli addebiti, sostenendo che manifestavano pacificamente. Il pm Cardona osserva che non esiste agli atti alcuna immagine che comprovi il lancio dell’ordigno e la resistenza, concludendo che è falso averlo scritto nel verbale: Gli agenti altresì avrebbero calunniato gli spagnoli, incolpandoli di fatti non commessi.