Processi G8, i testimoni accusano i poliziotti

Piero Pizzillo

Due processi relativi al G8 ieri in tribunale: uno riguarda la prosecuzione degli interrogatori dei testi nonchè parti lese per i fatti relativi al blitz effettuato dalla polizia alla Diaz la sera 21 luglio 2001 (penultimo giorno del drammatico vertice), che vede nella veste di imputati 29 poliziotti (alti dirigenti, funzionari, capisquadra, agenti), accusati a vario titolo di concorso in lesioni di 93 no glabal, che si trovavano all’interno della scuola, di arresto illegale degli stessi, nonchè di falso, calunnia e abuso d’ufficio; l’altro concernente un episodio avvenuto nella tarda mattinata di quel sabato nei pressi della questura, quando alcuni dei cosiddetti pacifisti si staccarono dal corteo autorizzato, diedero luogo a una sassaiola, cercando anche di scavalcare i container posti a presidio del palazzo di via Diaz. Seguì l’intervento delle forze di polizia che portò all’arresto per resistenza di sei giovani, tra cui il quindicenne di Ostia, Marco Mattana, fotografato e filmato nonchè ripreso dalle Tv di tutto il mondo con l’occhio pesto e sanguinante. Adesso siedono sul banco degli imputati cinque poliziotti, tra cui l’allora vice capo della Digos Sandro Perugini, accusati d’aver agito in violazione delle norme, procedendo ad arresti illegali, con uso ingiustificato di violenza, nonchè con abuso di potere (per lo stesso episodio era stato indagato Spartaco Mortola, all’epoca capo della Digos, oggi vice questore ad Alessandria, con l’accusa di abuso d’ufficio, calunnia e falso. Il 29 ottobre dell’anno scorso il giudice Maria Letizia Califano lo ha prosciolto, con formula piena «per non avere commesso il fatto». Il difensore Maurizio Mascia ha smontato l’accusa, dimostrando che gli arresti sono stati eseguiti nella caserma di Bolzaneto, dove il relativo verbale è stato redatto e dove Mortola non ha mai messo piede durante il G8. Sempre quel giorno l’ispettore Giuseppe De Rosa patteggiò un anno e otto mesi, con condizionale).
Per l’episodio della questura sono pertanto rimasti alla sbarra quattro poliziotti, difesi da Piero Franzosa, che sostiene la mancanza di prove, e Perugini (per l’accusa avrebbe colpito con un calcio al viso Mattana), assistito da Giovanni Scopesi e Vittorio Pendini. Ieri il tribunale ha interrogato come testi due dei sei giovani. Il primo Alessandro Berti, fotografo dilettante, ex operaio metalmeccanico, ha tra l’altro detto: «I poliziotti erano su di giri, abbastanza nervosi. Mi hanno accerchiato e colpito, ci dicevano “bastardi, state zitti, altrimenti vi ammazziamo“. Volevo dargli il rullino ma mi hanno spaccato la macchina. Chiesi di portarmi da un medico, ma mi risposero che me ne avrebbero date ancora tante». Fabrizio Longarini di Civitavecchia ha ricordato d’aver detto agli agenti che era un giovane avvocato, ma lo hanno percosso ugualmente. Entrambi sono stati portati nel carcere di Alessandria e poi scarcerati.
Per quanto riguarda l’udienza per la Diaz, il giovane musicista tedesco Thomas Albrecht, sentito come teste, ha detto, tra l’altro: «un agente prese per i capelli e mi schiacciò la testa contro il pavimento. All’ospedale mi saturarono la ferita e mi portarono in rianimazione, legato alla barella con le manette».