La processione triste del popolo giallorosso

Un risveglio del genere la statua del Marco Aurelio non lo viveva da parecchio tempo. Una folla tanto disciplinata, commossa e partecipe, l’Aula Giulio Cesare non la ospitava da almeno un lustro, da quando Alberto Sordi lasciò la capitale orfana del suo sorriso. Anche ieri, ancora una volta, il Campidoglio è stato il crocevia e il raccordo delle emozioni più vivide della città: è lì, in cima alla scala del Michelangelo, che il popolo giallorosso, fino a sera, ha reso omaggio e si è inchinato di fronte al suo presidente, in attesa del funerale di questa mattina. Ed è ancora lì che la famiglia Sensi, con in testa la moglie Maria e le figlie Silvia, Rosella e Maria Cristina, ha potuto raccogliere da vicino, sentendone il vigore, l’abbraccio della gente. Pochi fiori, adagiati in un angolo prima dell’ingresso, due enormi bandiere ai lati d’accesso alla piazza, tante sciarpe e messaggi scritti a penna da chi, pur di esserci, ha preso qualche ora di permesso al lavoro o ha addirittura interrotto le vacanze. Sfidando l’afa pur di testimoniare il proprio attaccamento non solo alla maglia, ma a chi per anni ne è stato il primo difensore, al punto di diventare «uno di famiglia», come ripetono in tanti. L’affetto che i romani vogliono dimostrare a «nonno» Franco è trasversale e non fa distinzione alcuna d’età (...)
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