Processo alle Br: dagli imputati minacce a Ichino

Aperto il processo alle nuove Br: minacce dagli imputati e pugni chiusi alzati, tifo da stadio dei centri sociali presenti in aula. L’attacco è diretto al giuslavorista Pietro Ichino e viene da Alfredo Davanzo, uno dei leader del gruppo, il quale durante una pausa d’udienza ha alzato la voce: «Gli operai non sono morti ma sono stati uccisi sul lavoro, grazie alle leggi fatte da questi signori, da gente che oggi si è costituita parte civile. Inchino, invece, non ha subito nulla». E ancora, dichiarazioni contro gli «Stati borghesi e gli Usa che bombardano le popolazioni». Vincenzo Sisi, anch’egli alla sbarra, gli ha fatto eco e ha aggiunto: «Terroristi? Io non ho terrorizzato nessuno». Per queste frasi il pm Ilda Boccassini ha fatto portare fuori i due assieme ad altri imputati. Poco prima aveva chiesto di «lasciare fuori dal processo la politica». Sedici gli imputati accusati di essere a capo o al servizio del Partito comunista politico-militare, tra il pubblico una folta schiera di autonomi del «Gramigna» di Padova ad applaudire e scandire ritornelli come «Libertà, libertà, liberi tutti». Anche per loro, la Boccassini ha chiesto l’allontanamento dall’aula. Ieri mattina, alla prima Corte d’Assise era arrivata la richiesta di costituzione parte civile da parte del quotidiano Libero e dello stesso Ichino. Secondo le indagini, due obiettivi dei presunti neobrigatisti. Laura Panciroli, legale del giuslavorista (ora candidato del Pd), aveva descritto il proprio assistito come «destinatario di azioni violente attraverso l’utilizzo di armi, volte alla sua eliminazione fisica». Istanze ritenute infondate dalle difese. Ha osservato l’avvocato Giuseppe Pelazza: «A Ichino farebbe gioco entrare in questo processo, dal momento in cui è in lizza al Senato», mentre «Libero potrebbe avere un aumento di vendite delle copie qualora entrasse come parte offesa». La prossima udienza è fissata per il 15 aprile. Il clima è già bollente.